Luciano Cini.

La Toscana. Sacro Romano Impero di Nazione Germanica.

L'eredit germanica e celtica nella Toscana di oggi.

2004 Casa Editrice Donnino, Livorno.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Indice.
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Premessa.
1. C'era una volta la Grande Etruria.
2. L'implosione di Roma antica.
3. La Toscana  forse un'antica enclave germanica?
4. La Chiesa protagonista della scomparsa della lingua e delle tradizioni germaniche toscane.
5. Il Germanentum e la campagna.
6. Alcuni episodi significativi dell'antico e mai scomparso Germanentum.
	a.  La spada nella roccia di San Galgano; b.  Frassine; c.  Dante Alighieri; d. I portatori di sachs.
7. Alcuni vocaboli toscani di radice germanica.
8. Parole germaniche rimaste a lungo in uso in Toscana.
9. Umbria occidentale, Toscana langbardica?
10. Toponimi germanici in Umbria.
11. Cenni sulla spiritualit dei secoli prima del Mille.
12. Lo Hildebrandlied.
13. I costumi funerari.
14. Le torri.
15. Le universit.
16. Alcuni toponimi toscani di radice germanica.
17. La Contessa Matilde: una lucchese langbarda.
18. Gli Aldobrandeschi.
19. Le chiese di Lucca capitale.
20. I cognomi celtici, iberici, germanici dei Toscani odierni.
	a.  Cognomi celtici; b. Nuestra Espaa la Escondida; c.  Cognomi iberici; d.  Cognomi germanici; e.  Cognomi nobili imperiali.
21.  La monetazione longobarda.
22.  Il mondo celtico in Toscana.
23.  Toponomi celtici in Toscana.
24.  Alcune tradizioni celtiche.
25.  La religione dei Celti.
26.  I Celti, gli Hittiti e il carro da guerra.
27.  Distinzione tra Celti e Germani.
28.  Le monete celtiche.
29.  Il colonialismo razionale.
30.  Il Toscano del XXI secolo.
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Fine Indice.
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Dedicato alle anime dei miei genitori, Gico Cini e Torella Giusti, e di mio fratello Romano, i cui corpi riposano nel cimitero di Riglione, alla periferia di Pisa dinanzi al loro amato Arno. Che le loro anime mi sorridano felici di luce dall'altra Dimensione dell'Esistenza, nella quale spero di poter accedere anch'io nonostante le mie colpe terrene di uomo di fragile fede.
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Nota: Le riproduzioni degli stemmi sono tratte da:
Biblioteca Labronica di Livorno, Villa Maria, Libri d'oro della comunit.
Archivio di Stato di Pisa, Archivio dell'Ordine di Santo Stefano, Provanze di nobilt.
Stemmi in marmo su edifici di Pisa e di Firenze. Disegni tratti da antichi manoscritti.



Premessa. di Gaetano Ciccone.
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La storiografia attuale  orientata a riconoscere il ruolo degli uomini del Medioevo come i nostri diretti antenati, materiali e soprattutto culturali, abbandonando i miti legati alle radici romane e l'esaltazione di Roma capitale del Grande Impero.
In questa scia si inserisce la presente ricerca che vuole offrirci un panorama vasto e multiforme delle influenze longobarde e in genere germaniche che ancora si possono vedere e sperimentare nella Toscana di oggi. Questo senza voler disconoscere l'importanza di altre radici etniche e culturali preesistenti, quali le popolazioni celtoliguri, o successive, quali il sopraggiungere di genti spagnole o iberiche. Quelle che una volta erano "le invasioni barbariche", devono essere riviste e rivalutate sotto la denominazione di "migrazioni di popoli" e la commistione di civilt che ne  derivata pu oggi essere analizzata senza pregiudizi di valore. L'approccio usato dal dottor Cini in questo studio  veramente interessante, in quanto, prescindendo dai luoghi comuni scontati, avanza ipotesi sulla possibile origine da popolazioni germaniche (gotiche, longobarde, sassoni) di tradizioni, abitudini, caratteri del Toscano e soprattutto sulle radici germaniche di parole, toponimi, cognomi. Ora  risaputo che in Toscana i cognomi derivano, per lo pi, dalla forma del genitivo del nome proprio latinizzato. .
Pertanto  possibilissimo che un personaggio di nome Gherardo fosse di origine etnica tutt'altro che germanica; ma sicuramente suo padre, che ha imposto al figlio tale nome, viveva immerso o a stretto contatto con una societ in cui tali tipi di nomi propri avevano la prevalenza e quindi la scelta del nome Gherardo  sintomo chiaro della persistenza delle tradizioni germaniche. Teniamo anche conto che spesso i nomi propri erano tradizionali nelle famiglie medievali per cui quasi sempre rimandano a una serie di antenati omonimi, molto precedente all'epoca in cui si formarono i cognomi. Da un Gherardo famoso, o meglio da una serie di Gherardi, discesero le famiglie dei Gherardi, Gherardesca, Gerardi, Jerardi.
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Spesso inoltre le famiglie antiche e importanti della Toscana possiedono tradizioni specifiche che le fanno risalire ad un qualche antenato germanico, in genere si tratta di un nobile al seguito dell'imperatore Ottone I di Sassonia. Sono naturalmente leggende che non hanno nessun fondamento storico, ma sono sempre testimonianze di un volersi richiamare a una tradizione che si sente come propria: queste famiglie si sentivano di origini e tradizioni germaniche. Ora le moderne ricostruzioni genealogiche o prosopografiche ci possono far escludere tale derivazione, perch si tratta di un periodo, quello di Ottone I, sul quale i documenti residui ci illuminano a sufficienza. Risulta per abbastanza chiaro, anche se non del tutto dimostrato, che la loro origine  in realt longobarda. Ce lo dimostrano le affermazioni in cui il marchese di Toscana o altri personaggi dichiarano di vivere seguendo la lege Langobardorum, oppure il nome generico di "lambardi", che avevano le famiglie signorili del contado. Le etimologie qui proposte dei toponimi e dei cognomi spesso sono scontate ma a volte sono sorprendenti e devono essere valutate attentamente caso per caso, perch non sempre si pu dare per scontata l'ipotesi pi facile e non sempre la stessa parola, in casi diversi, deve avere la medesima origine. Ad esempio il cognome "Coli", oltre che dal nome Colo diminuitivo di Nicola, pu derivare in qualche caso dal tedesco Kohl ("cavolo" oppure "fandonie").
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Analogamente i toponimi del tipo "Sassa" e derivati non possono tutti in blocco essere riportati a un saxa latino; infatti nel caso delle Colline Metallifere della Toscana l'elevata presenza di nomi di localit di questo genere fa pensare ad un insediamento di popolazioni sassoni, legato alle attivit minerarie. Altrove il toponimo "Sassinoro" (BN)fa chiaramente riferimento a popolazioni sassoni fSaxonorumj come anche "Sassingo" (LU).
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Per aggiungere qualcosa a quanto gi detto dall'Autore il nome di luogo "Quarrata" fa chiaramente riferimento ad una quadratura romana del territorio per l'assegnazione degli appezzamenti. Ma quando tale nome si ritrova in una zona collinare, come  il caso del "Quarrata" livornese nelle vicinanze del torrente Chioma, dove il procedimento romano della quadratura dei campi  poco credibile, siamo autorizzati a pensare ad un'origine alternativa del nome. Allora si pu mettere in discussione come possibile punto di partenza il termine longobardo SKARJO (capitano), considerato anche che accanto alla localit Quarrata si ritrova anche il "Botro della Squarrandola". Etimologia sicuramente incerta, ma credibile; certo pi verosimile di quella fornita dal Pieri, nel suo libro: Toponomastica della Valle dell'Arno, Roma 1919, per la localit "Scari" vicino Castelfiorentino, che la fa derivare dal nome proprio Ascarius, ignorando la pi probabile derivazione dalla parola longobarda per "capitano".
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Gaetano Ciccone.
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1. C'era una volta la Grande Etruria.
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I Toscani odierni credono di discendere dagli Etruschi. Si tratta di un luogo comune in gran parte non veritiero. In realt i Toscani odierni, discendenti in tutto da quelli medievali, possono considerare fra i loro antenati quegli antichi romani, che godettero delle terre centuriate, e soprattutto i germani.
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E gli Etruschi? La fine della nazione etrusca avvenne con l'ingresso nella penisola dei Celti, nel V o IV secolo a.C, e con l'avanzata da meridione delle legioni romane. In pratica quell'antico e civilissimo popolo mediterraneo fu stritolato dalla tenaglia costituita dall'avanzata delle genti arie, di cui fu vittima. Nel I secolo d.C. nessuno pi usava la lingua etrusca. Grande fu l'importanza della nazione etrusca. E certo che il popolo etrusco fece da "trampolino di lancio" per la grandezza di Roma e con essa di tutto il mondo occidentale. Qui mi voglio occupare in particolare del prevalere delle genti germaniche nella Tuscia e della loro grande influenza sulla cultura medievale e nella Toscana di oggi.
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Esiste un cronista abbastanza attendibile delle "invasioni barbariche" (VLKERWANDERUNGEN): si chiamava Procopio di Cesarea. Io ne sono stato testimone: anche i Tusci erano angustiati dalla fame, poich il grano maturava, ma non pi abbondante come negli anni precedenti. Non era esso seminato in solchi ben tracciati dagli aratri e lavorati dalla mano dell'uomo, bens sparso solo sulla superficie, e perci la terra aveva potuto farne germogliare solo una piccola parte; siccome nessuno lo aveva mietuto, giunto a maturazione era caduto per terra e non era nato niente. Molti Tusci abbandonarono le pianure, che restarono paludose, e molti di essi che si ritirarono sui monti, macinavano le ghiande delle querce come fossero frumento e mangiavano pagnotte di quella farina. Procopio di Cesarea scrisse queste annotazioni durante le guerre greco-gotiche, che spopolarono la Toscana con massacri, carestie e pestilenze nel lungo lasso di tempo tra il 536 ed il 562 d.C. E risaputo che Procopio era lo storico ufficiale della corte bizantina e le sue cifre di morti e altro si rilevano esagerate; comunque da questa "Storia delle Guerre" (di Giustiniano) si comprende come la nobile nazione etrusca, gi decaduta e quasi totalmente assorbita dall'elemento latino, in quei 26 anni trov la sua probabile estinzione.
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Tutte le terre costiere e la Maremma, che in epoca romana ed etrusca erano fertilissime ed ampiamente lavorate, divennero una malsana palude. In tutta la penisola italica in epoca imperiale si trovavano circa 7/8 milioni di persone. Nel 600/700 d.C. la popolazione era scesa a circa 4 milioni, per lo pi concentrati nella parte la pi prospera, che in quei tempi terribili e magnifici al tempo stesso era rappresentata dalle terre bizantine del sud. (Confronta il testo di TREVOR CAIRNS, Barbari, cristiani e musulmani, Cambridge University Press, 1981.)
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Se si confronta l'Editto di Teodorico con quello di Rothari, separati da meno di 200 anni, si verifica come nella parte longobarda, della quale si occupa il secondo e pi recente, al posto delle vaste e curate coltivazioni, vigne, frutteti, oliveti e ville prospere sia calato un manto di boschi selvaggi ed impervi, pericolosi e freddi, usati dalla scarsa popolazione per le pi elementari attivit della caccia, della raccolta e dell'allevamento brado dei maiali. La diminuzione della popolazione aveva infatti causato un regresso nella qualit della vita e soprattutto nel commercio. Invece nelle terre bizantine (il sud costiero, le lagune venete, la Liguria, la Romagna e la Pentapoli) e nelle terre arabe (come parte del sud e la Sicilia) si continuava a vivere in grande ricchezza e serenit. Fu in questo contesto che le ricche terre etrusche della Maremma e le fertili pianure delle centuriazioni romane si ridussero a malariche ed inospitali paludi, dove la foresta, il selvaggiume e l'abbrutimento erano ormai signori e padroni!
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In conclusione la Toscana era quasi completamente spopolata dopo le guerre greco-gotiche. Se il numero dei "barbari" calati nella nostra terra era scarso visto con gli occhi di oggi, esso era enorme in rapporto alla popolazione allora esistente. Gli arrivi si intensificarono specialmente quando si scopr che la Tuscia era ricca di minerali e di sale. In base a questo fatto, come si pu notare anche visivamente nell'aspetto della maggior parte dei toscani, la componente germanica risulta ben presente in circa la met dei soggetti. Le influenze delle invasioni barbariche, perlomeno in Toscana, sono perdurate nel tempo, dato che prima di loro c'era una lavagna semi vuota (mi riferisco all'invasione di Alboino).
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2. L'Implosione di Roma antica.
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Riprendete, o Romani, le istituzioni e la maniera di vivere dei vostri Padri che, pi delle armi, assicurano a Roma la potenza contro i propri dominati!
Questo era il grido accorato e preoccupato di Tacito il quale si rendeva conto che la classe pi significativa dei Romani, cio la patrizia, stava perdendo il pi importante dei pdastri di una nazione, che fece tremare il mondo antico: la KULTUR indogermanica degli antichi popoli arii del carro da battaglia e dell'ascia di guerra. Infatti l'impero venne meno quando scomparve la determinazione contadino-guerriera dei grandi ROMANI delle battaglie contro gli Etruschi, contro Cartagine e contro il mondo gallico. Scomparvero i culti delle antiche divinit indoarie, le usanze dell'agricoltore-pastore-soldato, prima guerriero e poi tenace e determinato legionario, il cui ricordo di forza d'animo e combattivit  tuttora vivo nelle menti di tutti i popoli della terra. E in questo disperato appello di Tacito che sta tutto il perch della rovina dell'Urbe.
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Il latino antico riusc a creare un impero universale e duraturo; e finch la sua civilt e la sua forza militare rimasero all'apogeo, la nazione latina era il centro del mondo ed era superiore a tutti, anche nei confronti dei Germani antichi, i quali l'ammirarono e l'imitarono sempre. La dimostrazione della potenza della latinit romana  dimostrata dal fatto che nella Selva di Teutoburgo furono sterminate alcune legioni romane comandate da Varo, perch attirate in un'imboscata; ma non per questa sconfitta marginale si arrest l'avanzata dell'aquila romana, come invece asserisce la storiografia tedesca nella sua massima parte. Sar forse per orgoglio tutto romano, in quanto mi sento un discendente di legionari romani celti romanizzati, ma non  difficile intuire che le legioni combattevano in funzione dei finanziamenti che pervenivano loro dalle classi patrizia e dei cavalieri (equites), tutti affamati di terre e di metalli; ma le terre dovevano essere in grado di produrre grano, olio e vino: cosa che le fredde lande irte di boschi nordici oltre il Danubio ed il Reno non erano certo in grado di dare! E quasi certo che se anche oltre il 50esimo parallelo fossero cresciuti la vite e l'olivo, le legioni, pur con grandi perdite e sacrifici, sarebbero arrivate sino alla Polonia ed alla Prussia orientale.
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3. La Toscana  forse un'antica enclave germanica?
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Lo spunto principale, a causa del quale mi sono dedicato ad elaborare questo scritto,  scaturito da una domanda che mi sono posto qualche anno fa, quando nella lettura della Historia Langobardorum di Paolo WARNFRIED Diacono, scorsi un episodio che mi incurios. Nei lontani e leggendari tempi in cui (100 a.C. circa) i Longobardi si erano separati dalla grande e numerosa nazione degli Svevi, questo piccolo ma bellicoso popolo germanico (WINNILER) viveva in piccoli villaggi sparsi nella mitica foresta di Skoringen, alle foci del fiume Elba.
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Essa corrispondeva al basso bacino del fiume Elba. Esistono ancora oggi in quella zona alcuni toponimi che ricordano i Longobardi, come Bardowick, vicino a Lueneburg, e Bardengau. Narrava Paolo Diacono del Friuli che un brutto giorno i Longobardi videro comparire al pallido sole delle radure e delle fitte foreste della Germania del nord le avanguardie dei Vandali provenienti dall'est. I Winniler sapevano di aver la peggio in campo aperto, a causa del numero molto scarso della gente longobarda (anche Tacito nel suo testo dichiara che: contra Langobardos paucitas nobilitai. Plurimis ac valentissimis nationibus cincti non per obsequium, sed proeliis ac periclitando tuti sunt), e furono presi da ragionevole paura. Per sorse in loro aiuto l'intelligenza e l'astuzia di una donna, di nome Gambara. (Qui il sesso femminile  assolutamente protagonista). Gambara rivel che Freja, la moglie di Wotan (Odino), avrebbe fatto in modo di far trionfare i Winniler.
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La donna era anche la madre dei due re (Knigen) Ibor ed Aio, i quali si accinsero a seguire il consiglio-ordine materno. La donna decise di prendere l'iniziativa e avanzare per primi in battaglia, nonostante la palese inferiorit numerica. Tuttavia Gambara ordin di far avanzare sul lato pi esposto dello schieramento vandalo alcune Huntarias (Hundert = 100) di donne vestite con corazze lamellari, tutte al galoppo come walkirie e con i lunghi capelli legati sotto il mento a mo' di barba.
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All'alba del giorno seguente i Vandali si schierarono ad Ovest, in cuor loro sicuri della vittoria, ma con sorpresa scorsero la fanteria longobarda avanzare contro di loro con i sax e le spathe in un clamore assordante, come se fossero il doppio. Allora tutto l'esercito vandalo s'avvent con furia contro i Winniler. Proprio nel momento in cui i due schieramenti prendevano contatto, la cavalleria vandala scorse i cavalieri longobardi spuntare, numerosissimi e baldanzosi, dalle brume della foresta di Skoringen. La cavalleria dell'invasore vandalo s'avvent contro il nemico, intenzionata a farlo a pezzi, quando avvenne il miracolo-prodigio promesso di Freja: controsole, che dall'oriente accecava le truppe vandale, apparvero, come usciti appena dal Wahlalla, inaspettati e minacciosi, centinaia e centinaia di cavalieri dalle lunghe barbe bionde e splendenti, che si dirigevano contro il nemico in direzione del fianco sinistro della fanteria vandala, iniziando una manovra di accerchiamento. Aquella vista gli aggressori si fecero vincere dallo sgomento e ripiegarono disordinatamente oltre il fiume Elba. La divina Freja, Gambara e le donne Winniler avevano respinto i Vandali! Cos si firm la pace e tutto il popolo vandalo si allontan con la coda tra le gambe in direzione Sud-Ovest; di questo popolo rester il nome in una regione della Spagna, l'Andalusia.
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Nei primi anni '80 del 900 io vivevo gli anni pi belli e lavoravo come operaio in una ditta di pulitori di treni presso la stazione di Pisa. Tra i miei antichi compagni di lavoro c'era un lucchese, che si chiamava Gastone. Gi prossimo alla sessantina, egli si vantava sempre d'essersi fatto a piedi il percorso tra Monaco di Baviera e Lucca, quando fin la seconda guerra mondiale, e di aver notato nelle foreste molti aerei a reazione tedeschi che non potevano prendere il volo perch non avevano pi carburante. Un giorno, dopo avere mangiato alla mensa dei ferrovieri, il lucchese volle dimostrare che noi Pisani siamo degli stupidi nei confronti dei Lucchesi, cos ci raccont una storia che aveva sentito dire da suo nonno. La storia  questa: I consoli di Pisa si misero in testa di rubare a Lucca il Volto Santo (una raffigurazione del crocifisso, attribuito a San Luca Evangelista, veneratissima in quella citt).
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Sapendo che la citt era rimasta sguarnita a causa del fatto che i soldati o quantomeno il grosso delle milizie comunali era impegnato altrove, i vostri capi decisero di tentare il colpaccio. Ma incorse a loro male. La notte del "fattaccio" progettato, una donna lucchese , che si trovava sulle mura (a cosa fare non  dato di sapere), scorse un soldato pisano acquattato dietro alcuni cespugli della pianura illuminata dalla luna: la divisa rossa con la croce pisana era inconfondibile. Fu solo un attimo, ma la donna aveva la vista acuta. Dopo il primo attimo di sbandamento, le donne tennero consiglio assieme agli anziani. Si decise di far difendere Lucca dalle femmine. S, ma come?
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Intanto una novantina di pisani avanz con le scale, approfittando del fatto che la luna era al momento coperta da una nuvola. Ma quando il selenico satellite riemerse dall'ombra e si mise a scagliare la sua luce d'argento sui merli lucchesi, i vostri antenati s'arrestarono sorpresi e sgomenti: gli spalti brulicavano di soldati barbuti che li osservavano minacciosi e pronti a scagliare le frecce delle loro balestre. In men che non si dica i Pisani si ritirarono verso il Monte Pisano con la coda tra le gambe e con le classiche pive nel sacco. Il Volto Santo era salvo grazie alle donne lucchesi!
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Non vi "eravate" accorti, addormentati come siete, che dietro ai merli di Lucca c'erano delle donne con i lunghi capelli legati sotto il mento (lui disse bazza) a mo' di barba. Quando i mariti tornarono, si fece grande festa.
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L per l non ci feci caso, ma, in seguito, scorrendo le pagine della Historia Langobardorum di Paolo Warnfried Diacono', mi resi conto che il bravo Gastone da Lucca, seppur in modo distorto, aveva CITATO questo passo della Historia: proprio la vicenda di Gambara!
Come diavolo poteva Gastone conoscere questo episodio scritto 1300 anni or sono da un membro della Scuola Palatina di Carlo Magno? Tanto pi che egli aveva solo la licenza elementare.
Secondo il mio parere, quel vecchio lucchese rappresentava la KULTUR germanica, quello spirito di un Germanentum nascosto, che forse in Toscana  molto pi presente che nel resto dell'Italia centro-settentrionale. Questo diffuso Germanentum toscano tradisce l'arrivo di un copiosissimo numero di Germani nella nostra terra, spinti evidentemente da una motivazione climatica, ambientale, ma pi di tutto ECONOMICA.
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Essa fu rappresentata dal SALE, dal FERRO, dall'ARGENTO e dalle fonderie e miniere di vari i metalli che si trovavano in gran numero in Toscana. Insomma la Tuscia rappresent per i Longobardi ed i loro alleati una sorta di ELDORADO. Cos il fior fiore della nobilt guerriera di quel popolo di origine Sveva cal da noi. Tanto per esternare un esempio esaustivo, i Conti della Gherardesca, secondo una leggenda, erano nobili friulani longobardi inviati nella ricca Tuscia a vigilare le coste, ma anche le preziose saline e le miniere. Questi nobili, come tante famiglie toscane, restarono sempre legati a questa "discendenza" germanica. Durante il periodo longobardo, in Tuscia si crearono le manifatture di monili e di armi e si ridette impulso alle fonderie abbandonate dai romani. Tuttavia la cosa pi importante, nonostante le apparenze, era la produzione di SALE.
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Nel 600 circa d.C, quando le fare di Alboino attraverso il Bardengebirge (Montebardone) vennero da noi per la prima volta, riuscirono, con la conquista di Porto Pisano, fino a poco prima in mano a Bisanzio, a raggiungere il mare, la costa ed il sale. Il sale  fondamentale per il nostro organismo ed in quei tempi era raro e prezioso, ancora pi usato rispetto ad oggi, perch grazie ad esso si potevano conservare gli alimenti. Sino a quel momento i Bizantini erano riusciti a trattenere gli invasori germanici in una sorta di morsa "strategico-alimentare", impedendo loro lo sbocco al mare lungo tutti i contorni costieri della penisola settentrionale. La conquista di Pisa e delle miniere toscane fu l'inizio della potenza longobarda. Analogamente la Roma antica, che nacque Etruska (RUMON in etrusco significa fiume), inizi la fortuna della classe mercantile, appunto etrusca, della citt proprio sul commercio di SALE. Non si chiama forse
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Salaria la prima strada di Roma antica? Cos i Longobardi ed i loro alleati iniziarono a sfruttare le miniere.
Perch posso teorizzare che la Toscana ebbe in quei tempi un pi alto numero di persone di etna germanica rispetto a tutta l'Italia centrosettentrionale? I Goti, i Longobardi, i Sassoni, i Gepidi, i Turingi ed i Franchi trovarono una terra spopolata o quasi. I discendenti degli etruschi con tutta probabilit erano ridotti a ben poca cosa. Molti invece furono i celti romanizzati e i veri latini, con minoranze levantine (pi che altro liberti). Ma nel complesso all'arrivo dei Longobardi la Tuscia era "depopulata". Diversa era la situazione nel nord dell'Italia, dove l'elemento celto era maggiormente rappresentato e dove la presenza dei nuovi arrivati longobardi fu meno massiccia! Per cui si potrebbe anche teorizzare che la Toscana rappresenta nella penisola italica una vera enclave teutonica, specialmente per ci che concerne il toscano dell'interno di estrazione contadina, per sangue e per Kultur.
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4. La Chiesa protagonista della scomparsa della lingua e delle tradizioni germaniche toscane.
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Quella che vado a stendere  solo una teoria secondo la quale la Chiesa trionfatrice dopo la definitiva sconfitta di Desiderio da parte dei Franchi a Pavia, desiderava rimettere le mani sulle propriet terriere occupate dai Goti e dai Longobardi, e cos fece.
Il Pontefice, grazie al rafforzamento del connubio franco-papale, divenne il padrone assoluto di quello che diverr lo Stato della Chiesa. La Toscana, restando sotto l'egida imperiale, rappresent un cuneo "Germanico" tra territori mediterraneo-papalini. Per la Chiesa era nato un problema strategico di grossa rilevanza, problema che essa tent di risolvere ad esempio nel 1197, con la creazione di una Lega Toscana con finalit antiimperiali. Ma questa iniziativa fall, in quanto il marchesato di Tuscia risult inattaccabile sotto questo punto di vista, anche grazie alla sua solida componente etnica germanica!

Nota 4 G. CIOLA, Noi Celti e Longobardi, Helvetia, Venezia 1997, p. 175. Ibid. Fine nota.

Carlo Magno non infier contro i vinti Longobardi. Egli assunse il titolo di Rex Langobardorum e si rivel mite e tollerante, specie con gli adeligen (nobili) toscani, i quali nella zecca di Lucca continuarono a battere i tremissi (ora con l'effigie di Carlo).
I Toscani del tempo, che seguivano la lege Langobardorum o la legge salica, continuavano ad esprimersi mediante il loro antico idioma, ma la lingua scritta degli eruditi era rappresentata dal latino degli ecclesiastici, degli abitanti delle citt e dei funzionari pubblici, tutti o quasi di estrazione non germanica, ma romana o celtica: da qui il proverbio toscano: "Il vero toscano  un contadino, il cittadino  un bastardo". Come oltralpe si diceva Theudisch o Todisco per distinguere un popolano da un chierico o da un funzionario che parlava latino, anche in Toscana la stessa distinzione veniva fatta con la parola "lambardo". I lambardi, che parlavano l'antico tedesco, erano probabilmente circa met del popolo. Per essi non sapevano leggere e scrivere ed erano sparsi nelle campagne. In pi erano isolati, circondati dalle terre del papato, dal mare e da gente di parlata celtica a settentrione. Questo  il motivo per il quale in Toscana fu abbandonato l'antico idioma germanico. L'idioma longobardo o sassone abbandonato era talmente lontano dalla parlata latina che confer alla parlata toscana una chiarezza latina stupefacente. Analogamente la lingua sarda  talmente lontana dell'italiano che un sardo si esprime nella nostra lingua in maniera pi chiara e con meno inflessioni di tutte le altre parlate della penisola.
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Pare che la Chiesa ottenesse l'adozione del latino come lingua parlata in tutto il Margraviato nel periodo che corre dal 774 all'840, data della morte di Ludovico I e della fine fallimentare dell'Impero carolingio, che port come conseguenza la cessazione dell'influenza franca. Non  probabilmente un caso che dopo questo periodo si apr una fase di decadenza della Chiesa.
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Quando nel 962 sal sul trono del Sacro Romano Impero della Nazione Germanica Ottone I di Sassonia, tutti i Toscani, anche quelli di etna nordica, si esprimevano in una sorta di latino volgare scevro dalle influenze dei pochi celti presenti. Nel nord Italia, invece, al tempo della quarta crociata (1202-1204) si intrecciarono forti relazioni commerciali tra la
Francia e la cosiddetta Valpadana. Nascono cos il "Francese di Lombardia" ed il "Franco-veneto", compattando anche linguisticamente le genti celtiche ivi presenti.
La Toscana non ebbe queste influenze nel prosieguo del medioevo. Certo che sia Brunetto Latini che Dante furono influenzati dalla langue d'oc e dal francese. Purtuttavia nella parlata toscana non vi era niente di gallico o celtico, ad eccezione di limitatissime isole linguistiche. La parlata toscana era solo un neo-latino di Toscana.
Sotto il dominio degli Imperatori di Sassonia la supremazia tedesca si rifece sentire nella Tuscia ricca di miniere, fonderie, saline e porti. Alcune importanti famiglie di adeligen sassoni vennero da noi e qui restarono e furono grandi. Ne cito alcune: gli Alberti, dicendenti del conte Gottfried a cui l'imperatore Ottone I nel 967 conferm i molti feudi che possedeva nelle alte valli del Tevere e dell'Arno; i Lotteringhi di Sassonia o Lotteringhi della Stufa, il cui capostipite, Luther, che dette nome al casato (LUTHERINGEN), cal in Toscana inviato dall'imperatore Ottone III di Sassonia nel 998; gli Inghirami, antica e nobile famiglia di Volterra, originariamente inviata nella marca toscana dalla Sassonia dallo stesso imperatore Ottone I. Questa potente famiglia ebbe domini feudali nei territori pisano e volterrano.
Inoltre i Sassoni erano ottimi minatori e si diffusero in gran numero nelle zone minerarie della Toscana centrale e meridionale (vedi i toponimi La Sassa, Sassetta, Lagoni di Sasso e Sasso Pisano). Addirittura la citt di Volterra, spopolata dopo una tremenda incursione di Ungari, venne ripopolata completamente con i Sassoni per volont dell'imperatore Ottone di Sassonia. E molto indicativo il fatto che uno dei primissimi documenti del volgare toscano  rappresentato nel Medioevo proprio dalle "testimonianze volterrane", proprio l dove vivevano esclusivamente dei
Sassoni.

Nota Il nome Sassonia deriva da sax, specie di daga usata dai Sassoni e dai Longobardi.
L.CINI, La Lega Toscana, in II Sole delle Alpi, Milano, Novembre 2000.
B.TERRACINI, Lingua libera e libert linguistica, Einaudi, Torino 1963, p.166. Fine note.

Significativo anche  l'esame della storiografia volterrana, iniziata ad opera di un dotto umanista, Raffaele Maffei, autore del Commentario-rum urbanorum libri XXXVIII (Roma 1506), fino a Mario Giovannelli (Cronistoria dell'antichit e nobilt di Volterra, raccolta da diversi scrittori, Pisa 1613). Infine anche un altro Raffaele Maffei, provveditore del sale e della fortezza, collegava tutta l'antica nobilt volterrana a Ottone di Sassonia e ai Sassoni. Dunque secondo la storiografia, Volterra "atque ab eisdem incensa" fu restituita ai Sassoni e alle nobili famiglie sassoni che la ripopolarono. A dimostrare l'interessamento di Ottone I, esistono due documenti, un diploma di quell'imperatore al vescovo di Volterra, Pietro, datato 2 dicembre 966 e redatto a Vada Volaterrana, e un placito del 12 giugno 967, redatto a Monte Voltraio.
Lo studioso Enrico Fiumi ha dimostrato che le due carte erano postume e recentemente si  contestata e considerata una leggenda la provenienza sassone delle grandi famiglie nobili volterrane: Buonparenti, Ardinghelli, Buonaguidi, Buonvicini, Minucci, Inghirami, Belforti e i conti Guidi, il cui capostipite sarebbe stato appunto un nobile al seguito di Ottone I. Sarebbe molto interessante poter studiare gli antichi emblemi, tradurre quello che vi  rappresentato in tedesco antico ed rilevare eventuali traslazioni fonetiche.
Simili "leggende" sulle origini sassoni dei nobili, si ritrovano anche in altre citt toscane. Un cronista pisano del XIV secolo, Ranieri Sardo, racconta che sette "baroni" al seguito dell'imperatore Ottone I, nel 962, decisero di stabilirsi in Pisa, dando origine ad altrettante casate nobili: Matti, Orlandi, Da Ripafratta, Gaetani, Dodi (poi Griffi), Visconti, Gusmari, Verchionesi.
Anche se queste supposte origini sassoni dei nobili toscani sono semplicemente delle leggende,  certo che i Toscani del XIV secolo, i Volterrani come i Pisani e i Fiorentini, per nobilitare ed esaltare una famiglia affermavano la sua provenienza da cavalieri sassoni al seguito di Ottone I.
Probabilmente questo era vero solo in minima parte:  probabile che la maggioranza delle famiglie medievali importanti della Toscana debba far risalire la propria origine ai Longobardi, anche se ci  difficile da dimostrare per la carenza di documenti.
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Note: Diplomata regum et imperatorum Germaniae. 1, 3. Ottonis I imperatoris diplomata, in Monumenta Germaniae Histrica, Hannover 1884.
RANIERI SARDO, Cronaca di Pisa, cur. O.BANTI, [Fonti per la Storia d'Italia n.99], Roma 1963. Fine nota.
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5. Il Germanentum e la campagna.
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La natura del cosiddetto Germanentum risiede principalmente nella propriet terriera e contadina e in un rapporto di rispetto con la chiesa, ma nel campo pratico e temporale la Curia Romana restava solo uno Stato, che assolutamente non avrebbe dovuto ingerirsi negli affari economici e politici della societ di tipo germanico. Qui invece subentr un punto di attrito che si rivel dannoso per tutte e due le istituzioni. Come gi accennato, in Tuscia la presenza etnica pi forte era quella di stirpe e kultur germanica. Qui da noi restava fortissima la tradizione derivata dalle antiche saghe nordiche, menzionate da Tacito. Questo fatto poneva seri ostacoli in Toscana alla concezione cristiana della vita, nella quale tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio e la donna era mantenuta in una veste dimessa e di sottordine, come colpevole di tentazioni e del peccato originale. Inoltre era molto in dubbio se la donna possedesse una sorta di anima oppure no.
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Quella cristiana  una religione di origine semitica del deserto. I Germani antichi, indoarii, erano legati al politeismo, che si rifaceva alla Natura, ed erano rimasti alla divisione in caste, con i pi forti che dominavano i pi deboli, pur rispettandoli secondo i dettami della natura ed evidenziando le loro utilit ai fini del buon andamento della societas, intesa come Branco. Infatti i Germani nutrivano un profondo rispetto per la donna, compagna, amante ed incoraggiatrice in battaglia, addirittura abituata alle armi, con le quali inseguiva e uccideva i vili che si ritiravano dalla pugna.
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La donna aveva anche un compito di sprone alla vittoria dei loro maschi: prima di un evento bellico le donne riunite mostravano ai loro mariti e amanti i seni scoperti, gridando. Questo era un avvertimento che, nel caso che fossero stati sconfitti, le grazie "muliebri" sarebbero state appannaggio del nemico vincitore. Ebbene, a questo proposito l'istinto di
branco port le donne inglesi a compiere questo gesto proprio quando le navi di Sua Maest Britannica stavano staccandosi dai porti albionici in direzione delle isole Falkland nel 1982. La kultur germanica  presente anche nelle tradizioni toscane.
Non solo, ma la donna era addirittura partecipe delle scelte di tattica e di strategia, come nel caso appunto della longobarda Gambara. (Vedi tradizione del Morgengabe).
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In questo tipo di societas, la natura era rispettata con i pi forti che difendevano ed amministravano il branco, e i pi deboli che pregavano o lavoravano. In epoca altomedievale tutto veniva organizzato attorno al borgo fortificato o alla casa-torre del signore contornato dei suoi paladini o gasindi.
Successe che nei secoli cosiddetti "bui" calarono nella ricca Tuscia i pi forti del branco, ad un passo dai domini di San Pietro. Tutti questi germani battevano moneta, tessevano (la gualchiera di Prato deriva appunto da walkian), fondevano metalli e costruivano stupendi gioielli e forti e durature armi. Ma pi di tutto erano ottimi agricoltori nella loro iperborea tradizione del SOLDATO-GUERRIERO. La Chiesa Romana non poteva sperare che in Toscana avvenisse ci che era avvenuto nel mondo celtico o nel sud della penisola italica, dove i Germani si erano alla fine mescolati con le popolazioni levantine e romane preesistenti, restandone assorbite quasi integralmente geneticamente e culturalmente, salvo forse l'isola longobarda di Benevento e dei rilievi circostanti (Longobardia Minor).
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In Toscana i germanici erano nelle condizioni di potersi imporre come lingua e come cultura; non solo, ma essi erano in grado di contrapporre la loro societ a vertice aristocratico e contadino a quella "cittadina" dei burocrati e dei mercanti oltre che degli ecclesiastici. Specialmente quando prima del 1000 le citt erano scarsamente popolate e vivevano quasi unicamente come sede della "cattedra vescovile".
Quando i Franchi alleati del papa vennero in Tuscia, si comportarono come gli altri germani preesistenti, per cui all'abbandono della lingua non corrispose mai, come invece avvenne nel resto della penisola, una cancellazione assoluta della loro Kultur, testimoniata dalla affermazione dei loro discendenti di continuare a vivere secondo la legge salica. Quindi sotto una coperta latina continuava a vivere nella Toscana medievale 1' ESSENZA germanica.
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Nelle pergamene dei secoli "bui" e dagli atti provenienti da archivi e monasteri si leggono spesso lamentele dei chierici contro i soprusi dei Longobardi (Langbardi) di Gello,di Vecchiano, di Cascina,di Barbolano, di Caprese, ecc. E questo stato di cose dur sino al XIII secolo quando i guelfi (Welf) ed i ceti cittadini distrussero i castelli della nobilt campagnola di sentimenti ghibellini e di legge salica, i cosiddetti cattani o "Toparchi". Se ne pu trarre la conseguenza che anche ben dopo il Mille i germanici di Toscana, che ormai si esprimevano in latino ma che restavano sempre dei germani, desideravano imporre le loro pretese di casta in modo affatto dissimile dagli antichi costumi. Questa  un'altra dimostrazione del Germanentum della Toscana, tanto pi che nell'XI eXII secolo le citt pi potenti erano le ghibelline Pisa e Siena che si contendevano addirittura il ruolo di capitale imperiale del sud e San Miniato divenne la sede amministrativa degli Hohenstaufen.
Un'altra dimostrazione pu essere l'episodio della citata Lega Toscana. In sintesi pare che la Kultur germanica del toscano sia sempre rimasta viva nei secoli ed abbia addirittura contribuito al focolaio positivo del Rinascimento.
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Insomma, ad un passo dei domini della Curia Romana si era stabilita una popolazione poco romanizzata, che nella sua Weltanschauung di allora non vedeva che poco e male un'impronta del dio di Abramo e di Giacobbe, ma vedeva molto bene l'uomo che appartiene "barbaricamente" solo a s stesso ed alla sua ferrea volont. Neanche nel momento del pi grave pericolo oppure dinanzi alla morte questi uomini nobili di Toscana rivolgono il loro sguardo implorante e fatalista al Cielo. Questi uomini si fidano solo di s stessi e restano ancorati al loro ideale di eroi, al loro alto concetto dell'onore sino alla fine, anche se atroce. Questi uomini germanici portano avanti il loro carattere anche se sono dalla parte della Chiesa, come ad esempio Ildebrando di Soana, nobile di stirpe longobarda, che affronta l'imperatore con cipiglio tutto nibelungico (tanto che l'anonimo di Passau ne fa uno dei protagonisti del Nibelungenlied, assieme al gran-
de Tiudhareiks von Wem, che altri non  che Teodorico da Verona). Nell'enunciazione dei valori degli antichi Toscani non traspare mai il concetto di perdono, di misericordia, di piet, di amore verso il nemico: quanta distanza dall'etica cristiana! Ma sono stati proprio gli alti concetti della volont e dell'onore che hanno fatto, costruito il toscano. Il destino veniva PIEGATO dalla VOLONT dell'uomo di Toscana. Il germanico della nostra terra trovava in s e solo in s la forza di agire, le sue ragioni e le sue finalit: se non fosse stato cos, l'Umanesimo e il Rinascimento avrebbero avuto inizio altrove.
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Questo si configurava a guisa di eterna lotta, il cui scopo era quello di crearsi un proprio spazio vitale, materializzato in un feudo: uno spazio vitale all'interno del quale si possono dominare tutte le cose. Qui il longobardo, il franco, il sassone di Toscana viveva coltivando la terra e allevando bestiame. Il toscano di allora cercava la sua Heimat o simbiosi completa con Vhabitat. Insomma un forte legame spirituale e materiale con la Natura. E da questi antenati che sono scaturiti i Leonardo da Vinci, gli Alighieri, i Machiavelli, i Michelangelo Buonarroti. La Toscana imperiale non si sentiva sentimentalmente ed irrazionalmente slegata da qualsiasi concetto di appartenenza ad un insieme ben definito. E quell'insieme era il Sacro Romano Impero della Nazione Germanica. I Longobardi avevano gi in Pannonia (grosso modo l'odierna Ungheria) aderito alla religione cristiana. E curioso come essi riuscirono a fondere la nuova fede con i fondamentali pilastri delle loro antiche credenze. Ges fu impersonato dal Koenig o dall'ierzog (duca), al quale dovevano obbedienza. L'arcangelo Michele divenne THOR oppure la rappresentazione dello stesso WOTAN. La Chiesa, nonostante tutte le azioni descritte nel testo, non riusc a cancellare nella TOSCANA LANGBARDICA il substrato di tradizione pagana. Allora la Chiesa introdusse nella mente piuttosto primitiva dei germanici toscani di allora lo spauracchio delle entit maligne e demoniache, con Satana a capo di una pletorica masnada di demoni dai nomi fantasiosi e dall'aspetto dei mostri e degli elfi dei boschi, in modo da adattare questa fantasiosa fauna alla mitologia nordica di vecchia appartenenza.
Se leggiamo il Vangelo in quella parte che inerisce alle tentazioni che dovette subire Ges nel deserto, il demonio gli si manifesta solo come voce e spirito. Solamente nel medioevo e nel suo arcano FANTASISMO, il maligno si manifesta nellafacies di mostro o di capro crudele. La COMEDIA di Dante ci d l'idea di come intendeva il demonio uno spirito germanico di Toscana: n pi n meno come i suoi omologhi di Svevia o di Baviera oppure dell'Ostmark.
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La Chiesa addoss al diavolo ogni colpa per le terribili carestie che in quel tempo flagellavano l'Europa. In breve il Bene, cio la Chiesa Romana guariva ed effettuava miracoli di guarigione. Il male personificato era il supremo responsabile delle malattie, del dolore e della morte. Proprio in quei tempi si cominci a parlare di stregoneria, che la Chiesa perseguit come l'ultimo residuo del paganesimo nel mondo europeo. Si trattava per di un insieme di teorie inesatte, in quanto esse derivavano dalla consapevole bugia di coloro i quali si resero responsabili con la Santa inquisizione di inenarrabili torture e condanne.
Il culto tutto mediorientale del demonio non ha niente a che vedere con la magia nordica, indoeuropea e germanica, che la Chiesa appell come pagana. Se il fenomeno della stregoneria fosse stato diffuso tra i Germani, dovremmo rintracciarne gli elementi anche nel codice delle leggi longobarde di Rotari. Ma non  cos: su 388 paragrafi solo 2 nominano le streghe.
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Nota: Nel medioevo, nel nord Italia, le genti di origine longobarda erano chiamate LOMBARDI; in Toscana LANGBARDI oppure LAMBARDI; mentre nella cosiddetta Longobardia minor erano detti LONGOBARDI per distinguerli dalle popolazioni autoctone [A.SETTIA, Comuni in guerra, CLUEB, Bologna 1996, p.253]. Questa stessa distinzione di termini viene citata anche in M.ZWEIFEL, Untersuchungen von Langobardus Lombardus mit besonderer Bercksichtigung franzosische Verhltnisse, Halle 1921 p.3. Fine nota.
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6. Alcuni episodi significativi dell'antico e mai scomparso Germanentum.
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6a) La spada nella roccia di San Galgano.
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Galgano Guidotti nacque nel 1148 da nobili genitori di legge salica nel borgo di Chiusdino. La leggenda narra che i genitori Guidotto e Dionisia, lo ebbero dopo anni di sterilit per intercessione di san Michele arcangelo, molto venerato nella zona. Galgano crebbe come tutti i piccoli nobili del tempo e divenne cavaliere. In seguito si accorse di vivere una vita
dissipata e priva di scopi profondi. Cos il cavaliere decise di farsi monaco eremita e contemplatore di dio. Consigliato dall'eremita Guglielmo di Malavalle, fondatore di un importante eremo in Maremma, Galgano si ritir sulla collina di Cerboli, dove visse per 12 mesi in una capanna circolare fatta di frasche. Correva il 1180. L'arcangelo Michele pare gli si
manifestasse in sogno indicandogli il punto dove costruirsi la cella.
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Un giorno part alla volta dell'eremo una comitiva di ex amici e cavalieri, i quali appena lo videro si misero a prenderlo in giro e ad accusarlo di vilt e tendenze omosessuali. In tutta risposta il futuro santo conficc la sua spada in una roccia che affiorava nella capanna. In seguito la spada sar oggetto di culto in facies di croce. Notiamo i seguenti punti:
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a) I Guidotti erano una famiglia di legge salica e anticamente pagana; il nome del padre di Galgano, che diverr poi un cognome, ha una radice germanica (WIDA, antico nome proprio gotico).
b) I genitori ebbero Galgano dopo anni di sterilit, grazie all'intercessione dell'arcangelo Michele: san Michele era il patrono dei Longobardi.
c) La leggenda ha come finalit la conversione di tutti i rozzi germani, i quali, una volta convertiti, dovevano divenire i difensori della fede, anche contro il loro stesso impero universale.
d) Galgano, che abbandona la spada come arma e poi la venera come croce,  un espediente della chiesa per occultare un luogo dove  presumibile che si riunissero gli arimanni (Heere Mann) sassoni nel loro arengo (Heere = esercito + Hringh = cerchio) per dibattere le pi importanti questioni di carattere sociale riguardanti la trib. L'arengo si teneva in un luogo sacro a Wotan, all'ombra di un albero di una specie ben definita.
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Il parallelo con la spada nella roccia inglese torna a proposito, in quanto Artorius (Art) era un celta che resist per molti anni agli invasori Sassoni e dette molto filo da torcere. In ricordo del grande e valoroso nemico venne a crearsi la saga della spada nella roccia. La stessa leggenda toscana pu essere messa in parallelo con quella inglese anche in quanto il comune substrato era costituito dalle genti di nazione sassone, presenti sia in Inghilterra sia nei pressi delle Colline Metallifere e delle fonderie nella nostra regione. Inoltre non bisogna dimenticare che i Sassoni furono i pi ostinati a mantenere integre le loro tradizioni.
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I Celti di Britannia furono distrutti e spazzati via dai Sassoni, ma la leggenda narra che Artorius, il gallico romanizzato, ottenne una grande vittoria sul Monte Badon nel sud-ovest. Forse  in onore di questa fiera resistenza e in ammirazione di un eroe celtico che nacque in quel luogo il mito della spada nella roccia. Per, si pu presumere che, come per san Galgano in Toscana, si trattasse solamente di un luogo di riunione e di assemblea per prendere delle decisioni in merito alla vita amministrativa del villaggio; tutto questo sia nella chiave di lettura sassone, sia nella chiave di lettura celtica in quanto entrambe civilt indoeuropee.
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Il processo di beatificazione di Galgano, morto nel 1181, fu velocemente portato a termine da Lucio III, nel 1185. Questa velocit denota quanto la chiesa ci tenesse a far dimenticare ai fedeli germanici le loro antiche tradizioni.
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Sono state date anche delle interpretazioni che riconducono al mondo celtico antico la tradizione della spada nella roccia. Per in Toscana l'elemento celtico  sempre stato poco presente, anche se Siena deve il suo nome ai Galli Senoni. La localit di Montesiepi, dove sorge l'eremo di San Galgano, con il suo nome allude ad un luogo recintato (CAHAGE), dove sotto l'albero sacro, appunto, ci si riuniva per decisioni tribali e per riti. La spada era il segno del potere del RIX celtico oppure del KOENIG germanico.
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Sembrerebbe che la ripopolazione di quelle zone con elementi sassoni, alla lunga, abbia allarmato la Chiesa, la quale avrebbe operato per coprire i risvegli pagani di mitologia nordica o forse celtica. Nei pressi di Montesiepi esiste il paesino di Brenna. Questo toponimo pu essere derivato sia dal celtico BRAN o il BRENNA, sacrificio rituale di annegamento della vittima, celebrato dai Druidi. Ma pu risalire anche al germanico BRENNEN (bruciare). Pu darsi che i Germani Sassoni abbiano portato con s antichissime tradizioni legate alla mitologia ancestrale indoeuropea, invisa alla Chiesa Romana.
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6b) Frassine.
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A Frassine, in Val di Cornia, esiste una leggenda, secondo cui su un frassino fu rinvenuta un'effigie della Madonna. Cambia la forma, ma il contenuto  sempre lo stesso. Forse il frassino del ritrovamento era sempre un punto di incontro delle riunioni delle trib longobarde o sassoni della zona, le quali veneravano con tutta probabilit "ODINO APPESO PER NOVE NOTTI AL FRASSINO" (siamo sempre nel comprensorio delle Colline metallifere). Inoltre, secondo la mitologia germanica, il frassino YGGDRASILS era il potente Albero dell'Universo, le cui radici erano costantemente rose dal Drago Nidhoggr. E probabile che Frassine fosse un luogo di riunione e di culto per i clan sassoni.
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6c) Dante Alighieri.
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Innanzitutto il nome del padre, diventato poi cognome,  di antica radice germanica (HALDGER), forse longobarda. Nella sua concezione politica, il centro del potere si trova in Svevia o nel centro della Germania, in quanto il cosiddetto Giardino dell'Impero ("la terra dove il s suona") altri non  che la vecchia Longobardia Maior (Langbardland), che fa parte del sacro Romano Impero. Nelle sue lettere il Sommo Poeta invita il SUO imperatore Arrigo (HEINRICH) VII di Luxemburg (che morr invece a Buonconvento) a distruggere la guelfa Firenze. La sua aquila  quella dell'Impero, idealizzato in un mondo dove il Buon Governo e la Giustizia prevalgono sui meschini interessi umani particolari. Dante detesta i liberi Comuni, che hanno ucciso la libert delle campagne feudali, e hanno introdotto in Toscana un disordine ignoto altrove. Tuttavia Dante Alighieri proveniva dai guelfi (Welf), anche se fu appellato "Il ghibellin fuggiasco". Tgt
Nella mente di Dante il mondo feudale rappresenta il bel mondo della cortesia, che si avvia alla decadenza. Infatti i castelli vengono distrutti o comprati dai Comuni pi forti. I feudatari ed i castellani, cio i cosiddetti Cattani, piccola nobilt in genere di origine sassone, vengono costretti ad emigrare all'interno delle mura delle citt. Poi i Comuni stessi costruiranno castelli, ma per difesa della comunit. Comunque Dante rimpiange questo bel mondo, vedendolo da un occhio squisitamente filoimperiale
germanico. Per il mondo germanico, dopo il crollo degli Hohenstaufen, si sta ormai ritirando dalle vicende cisalpine e Toscane.

6d) I portatori di sachs.
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Gli Scozzesi, quando vogliono offendere qualcuno, lo chiamano "Sassenach", Sassone, per accomunarlo agli "odiati" Inglesi. Eh s, perch l'Inglese  un Sassone. O perlomeno la stragrande maggioranza degli Inglesi sono di origine sassone.
I Sassoni furono gli ultimi a cedere agli eserciti di Carlo Magno, dopo una grande resistenza di Witikindo e dopo l'abbattimento del loro Albero Sacro. I Sassoni furono i pi restii tra i Germani ad abbandonare la loro antica religione e i loro miti e credenze. Non credo si tratti di un caso che l'Inghilterra del XV-XVI secolo era tutto un rompicapo di sette e di variazioni sul tema dell'impostazione della fede cristiana. Martin Lutero era un Sassone. Dalla Isola Inglese venivano le pi libertine interpretazioni della fede. Infatti l'ortodossia cattolica dei Celti contrasta con la bramosia di autonomia degli Inglesi. Rientra nella loro Kultur. Quella sassone.
La Toscana rinascimentale deve molto anche alla sua "Piccola Sassonia" delle Colline Metallifere e di Volterra (Ottonia), le cui "Lettere volterrane" rappresentarono uno dei primi documenti in volgare toscano. Se ci facciamo caso, i Popoli all'avanguardia nel mondo odierno sono quelli di origini e Kultur sassone: ne  suggello il vero nome dei reali di Inghilterra, HANNOVER GOTHA COBURGO SASSONIA, con le loro "spade nella roccia" nell'Isola ed a San Galgano.
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7. Alcuni vocaboli toscani di radice germanica.
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Aggrinfiare=GRIFAN (afferrare);
Aizzare = HIZZA (furore);
Ardito = HARD JAN (essere coraggioso);
Bargello BAREGILD
Baruffa = BIHROFFJAN (litigare);
Brace = BRUNICE; 
Cianca (coscia) = ZANKA; 
Corbello = KORBE; 
Cotta = KOTTA (Mantello); 
Crusca= KRUSKA;
Faraona (donna attempata e zitella) = FALD (piega) (Vedi il nome di Monte Falterona "monte pieno di pieghe"); 
Farfalla = FIFALTRA (tedesco FALTER); 
Federa = FEDER (penna); 
Fiasco = FLASKA;
Ganga = GANGAN (banda di malviventi);
Garbo ("Si va a Lucca a prendere il garbo!") = GARWIS (ornamento); 
Gastaldo/Castaldo = GASTALD; Giardino = GARDO;
Gotto (Bicchiere di vino) = GOT (dio) (Una volta bevuto, quando  un po'
alticcio, uno si sente come un dio);
Greppia = KRUPJA;
Grezzo= GRIETZ (ghiaia);
Grinza=GRIMMIZON (corrugare la fronte);
Grullo = GROLLO (rancoroso e sciocco);
Gualchiera = WALKIAN;
Gualdana = WALDAN (imboscata);
Guanciale = WANKIA (guancia);
Guanto = WANT;
Guilda = GWILDA (corporazione);
Gunfana = GUNFAHNE (Bandiera dei favoriti, cio la bandiera di guerra del Sacro Romano Impero); 
Imbastire = BASTJAN (costruire);
Intreppiare (inciampare) = TRAPPA (cadere in trappola); 
Laido = LAITH;
Lanzo (uomo violento) = LANDSSCHNECHT; 
Lassare = LASSEN; 
Lesto = LISTO ; 
Lezzo = LOSS (sporco);
Nappone (Nasone) = NAPPJAN (naso); 
Noccola = NOHHA; 
Panca = BANKA;
Predola/Predellino = BREDIL (sgabello); 
Quattrini/Varini/Vaini = WIDRGELD;
Ratto Ratto = RAUPJAN (far le cose di rapina. Pisano cascinese:son venuto cost ratto ratto);
Ruffiano/Rofiano = RUFFEN (Invocare, chiamare); 
Russare=ROSHJAN;
Saltario = SALTNER (guardia dei boschi); 
Sbrindellato (trasandato) = BUNDA (bighellone); 
Schietto - SLHAITS (semplice) 
Scurino=SKUR (imposta); 
Sgherro = SKARRIO (Capitano); 
Spanna = SPANNE (dislivello, spazio); 
Sparagnino = SPARANJAN; 
Spiedo = SPATHA;
Stamberga = STEINBERG (casa di pietra);
Stanga = STANGE;
Steccolo = STACHEL (bastone);
Stinco = SKINKAN;
Stollo = STOLL (bastone da pollaio o perno di un pagliaio);
Stoppinare (chiudere) = STOPPJAN;
Strozzare = STROZZA (gola);
Taccola = TAHALA (specie di uccellino);
Tanfo = TAMPF;
Teglia =TELLER;
Trincare = TRINKJAN (bere);
Truccare (cozzare,urtare) TRUKJAN (picchiare);
Trugolo (pisano in senso di sporco) = TROG;
Vadagnare = WAIDHJAN;
Vanga = WANGA;
Vedova = WIDUWO;
Zanna = ZAHN (dente);
Zazzera = ZAZZA (Ciocca) + HERA (Capelli); 
Zizzola = ZITZE.
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8)Parole germaniche rimaste a lungo in uso in Toscana.
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Albergarla = (gotico) *HARIBAIRGO (ospitalit); 
Aldio = ALD (servitore);
Aldio = HALD (scarpata di un fosso, canale); 
Allodio = ALOD (Possesso fondiario ereditario);
Anagrip = ANAGRIP (passaggio della tutela su una donna da un familiare al marito);
Banno = BAN (ordine, divieto);
Barbano = origine incerta dal longobardo (zio da parte di madre); 
Barone = BARA; 
Borgo = BURG (rocca); 
Cafaggio = GAHAGJ (recinto);
Castaldo/Gastaldo = GASTHALDA (amministratore);
Ferquidem (latino medioevale) = (gotico) FARAQIDAN (gi detto, simile);
Feudo = FEHUOD (possesso di bestiame);
Fodro = origine incerta dal longobardo (tributo);
Frea = FRIJO (libera, donna che sta sotto la tutela di altri);
Ganghio/Gagno = GANG (pascolo);
Guardia/Guardiano/Guardare = (gotico) WARDJA (custode); 
Guarigango = WAREGANG (terre di pascolo comune); 
Guarnire/Guarnimento = (francone) *WARNJAN (munire); 
Launihilt = LAIIINIGILD (scambio di doni); 
Marapis = MARPAHIS (staffiere); 
Marchio/Marchionessa = MARKO;
Morgincap/Morganato = MORGENGABE (dono nuziale del marito alla moglie);
Mundio = MUNT (protezione, tutela di donna o minori);
Mundualdo = MUNDOWALD (tutore assegnato); 
Sala = SAL (edificio);
Salico = SALJOZ (isola: originariamente i Salii erano gli abitatori dell'Insula Batavorum sul Reno);
Scabino = SKAPINS (piccolo funzionario lngobardo); 
Sculdascio = SCULDAIS (funzionario).
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9. Umbria occidentale: Toscana langbardica?
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Quando vennero i barbari longobardi l'Umbria si spezz in due parti: una Bizantina difesa da Perugia e l'altra invece che divenne il ducato di Spoleto. Una piccola porzione nord-occidentale, con Citt di Castello e Tiferno, faceva parte della Tuscia.
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10. Toponimi germanici in Umbria.
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Beraide (BERWIND);
Bruna (BRUNN = fonte);
Castel Rigone (REIGEN = rotondo);
Castel Rinaldo;
Castel Ritaldi; 
Castel Viseardo; 
Fiamenga; 
Gualdo (WALD); 
Guardea (WARD); 
Lippiano;
Mercatello (MARKTL); 
Montesala (SAAL).
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La zona di Perugia, bizantina, costituiva un corridoio fra territori prima bizantini e poi della chiesa (il Lazio sul mar tirreno e la Romagna con la Pentapoli sul mar adriatico). Contro questo corridoio perugino stava la selvaggia Umbria dei germanici, i quali assaltavano sovente le fortezze nemiche con i sax, le lance e le lunghe spathe. Soprattutto con i re Liutprando e Astolfo, le Huntarias e i Berserker assaltavano le fortezze dei "grifoni", come gli occidentali in seguito chiamarono i Greci. Dal punto di vista linguistico, il dialetto degli umbri occidentali  toscaneggiante, segno forse che la componente langbarda era l pi forte, dato che  teorizzabile che la h aspirata e certe rotazioni consonantiche non siano state ereditate esclusivamente dai romano-etruski, ma anche dalla forte componente etnica langbarda.
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11. Cenni sulla spiritualit dei secoli prima del Mille.
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Abbiamo parlato dell'Umbria langbarda, ed  proprio in Umbria che nacquero due grandi padri del monachesimo: san Benedetto da Norcia e san Francesco d'Assisi. Tralasciamo san Francesco che riguarda il periodo post Mille.
Piuttosto concentriamoci su san Benedetto da Norcia, che invent il monachesimo con il suo ordine e la sua regola ORA ET LABORA. L'ordine monastico benedettino fu per secoli il pi solido collegamento spirituale e linguistico con gli altri centri di irradiazione monastica sparsi per l'Impero.
Nell'area meridionale tedesca c'erano, tra i tanti i monasteri, quelli di Frisinga, Wessobrunn, Tegersee, Sankt Gallen, Reichenau, tutti legati assieme proprio direttamente tramite i Longobardi della Valpadana e della Toscana. Lo ABROGANS era un glossario risalente al 764-769, composto in antico tedesco longobardo nel monastero di Bobbio. Fu portato a Frisinga dal vescovo Arbeo.
Sono tracce linguistiche di questo influsso meridionale, poi scomparso, talune espressioni del linguaggio liturgico, quali WIHO TUM = Spiritus sanctus, AMHERZI = Misericors, TOUFEN = Baptizare (Immergere), HELOGO GAIST = Sacro Spirito.
Si intuisce da queste brevi righe che nel chiuso dei loro romitori e monasteri i frati longobardi, turingi, sassoni e franki scrivevano in latino, ma scrivevano anche e pi che altro amavano conversare tra loro al fuoco dei loro gelidi conventi in un tedesco meridionale, poi scomparso, soppiantato dal celto-latino al norditalia e dal latino in Toscana.
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12. Lo Hildebrandlied.
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Lo Hildebrandlied rappresenta un modo di far comprendere quanto la spiritualit germanica sia stata lontana da quella della Chiesa Romana. La pergamena risale all'inizio del IX secolo, ma il testo  pi antico, scritto probabilmente da un longobardo. Si tratta di una leggenda germanica, che fu poi ripresa dal Nibelungenlied. La cosa che interessa da vicino noi Toscani  che l'antico Hildebrando longobardo della saga, divenne poi nel Nibelungenlied Hildebrando di Soana: il "nostro" Ildebrando grossetano, langbardo di Toscana. Narra la saga: Dietrich von Wern (Thiudarai/c-Teodorico da Wern che pu essere Vernio o la Verna oppure Verona) sfugg al suo nemico Ottokar (Odoacre) e si rifugi presso il re degli Unni. Assieme agli uomini del suo seguito c' il vecchio e caro amico Hildebrando. Quando i Goti alla fine tornarono alle loro magioni, il Langbardo ha in mente la sua donna che ormai ha lasciato da tanto tempo e i suoi figlioletti, i quali adesso saranno ormai gi grandi. Giunto che fu al confine di Bardi (che allora era la porta della Tuscia assieme al Monte Bardone), Hildebrando si inbatt in un giovane guerriero vestito con la corazza e l'elmo lamellari ed armato di spatha e sax oltre che di una lunga lancia. Con gioia l'uomo apprende che il guerriero in questione  proprio suo figlio Hadubrando, ormai adulto. Hildebrando, con gli occhi carichi di lacrime di gioia, afferr dalla sacca un bracciale d'oro tempestato di rubini allo scopo di donarlo al figlio. A questo punto si compie la tragedia: Hadubrando interpret il gesto paterno come un rozzo stratagemma di un infido unno (a causa della lunga ospitalit unna Hildebrando vestiva e si comportava come un unno). Allora il giovane tocc con la punta della lancia il naso dello "straniero", in segno di sfida all'ultimo sangue. Hildebrando si rese conto del suo tremendo destino: non poteva evitare il duello contro la sua prole, altrimenti avrebbe perso il proprio onore passando da vigliacco. I due si lanciarono al galoppo con le lance in resta disarcionandosi reciprocamente. Poi afferrarono le spathe e iniziarono un ferocissimo combattimento, che si concluse con la morte del figlio per
mano del genitore.
Qui si vede in tutta la sua drammaticit l'alto concetto del Longobardo come di tutti i Germani, dell'onore, il coraggio, lo sprezzo del pericolo la fedelt al proprio seguito (Gevolgschaft); queste virt puramente indoeuropee travalicavano drammaticamente l'amore per il clan e la stessa famiglia in un'eroica scelta, che distrugge il protagonista sentimentalmente, ma lo rende degno di accedere al desco di Wotan e al massimo rispetto da parte della sua gente. I Toscani altomedievali, i nostri diretti antenati, avevano, per circa la met della popolazione, queste tradizioni e questo modo di vita.
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13. I costumi funerari.
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Anche dopo il loro arrivo nella Tuscia, i Langbardi continuarono a seppellire i morti con un corredo funebre che, a seconda del sesso, tendeva a portare nell'aldil tutte le cose che avevano accompagnato in vita il defunto o la defunta. Inoltre nel rituale funebre germanico si usava consumare cibi e bevande nottetempo, al lume delle fiaccole. Tutte queste costumanze e tradizioni pagane resistettero a lungo, fino a tutto il Mille e anche oltre, nonostante le reiterate opposizioni della Santa Romana Chiesa, attraverso vescovi e pontefici.
La tradizione religiosa non pu e non sar mai in grado di spegnere completamente la Kultur di nazioni profondamente antiche come la germanica e la celtica. Nemmeno al mondo di oggi dove, per mezzo della comunicazione globale, si stanno diffondendo le pi strane e "levantine" credenze, di chiara matrice decadentista. Forse a questo punto era meglio la Chiesa Cattolica, che si era simbiotizzata con il mondo indo-germanico assumendo tradizioni e credenze senza fagocitarle del tutto. Il "levantinismo" porter al contrario alla decadenza etnica, ma pi che altro spirituale. E proprio questo che noi dobbiamo assolutamente evitare.
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14. Le torri.
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L'edificio tipico ecclesiale fu rappresentato in epoca romana dalla basilica. I germanici Longobardi crearono gli edifici a torre. Fu una innovazione "barbarica", in quanto n i Romani n i Greci avevano mai eretto torri a scopo religioso. Pu darsi che la costruzione dei campanili si rifaccia alle colonne isolate dei Sassoni e di altre trib germaniche, chiamate Irmensaulen. I Longobardi introdussero in Toscana la "cripta", i campanili e le torri di facciata. Riguardo ai capitelli, i Longobardi si ricongiungevano ai vecchi lavori in legno dell'antica patria del nord, con la accurata lavorazione raffigurante piante, serpenti, mostri e disegni di fantasia. La forma dei capitelli era pi che altro a cubo, ricordo del legno squadrato delle SAALEN germaniche (Wurfelkapitells). L'antica CASA-TORRE longobarda era costituita da una torre di legno a due piani. Al piano terra esistevano le cantine e i magazzini. Al primo piano, al quale si accedeva da una rozza scala di legno, c'era la SAAL. La Saal era il locale nel quale vivevano il nobile germanico, la sua famiglia e il suo GEVOLGSCHAFT, il suo seguito, formato dai suoi GASINDI, il corrispettivo dei PALADINI franki.
Il locale era arredato piuttosto spartanamente, con le travi intagliate e riccamente scolpite e dipinte e le tavole per i banchetti lungo le pareti. L si svolgeva tutta la vita. La casa-torre era circondata da uno o due fossati, allo scopo di accentuare il potere difensivo del fortilizio. La servit dormiva al piano terra.
Dopo il Mille queste case-torri, costruite in pietra e non pi in legno, divennero quelle suggestive abitazioni che ammiriamo in tutte le citt toscane. Anche nel prosieguo del medioevo, la casa-torre inurbata rappresentava il simbolo di potenza del nobile di origine germanica.
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Nota: E.SCHAFFRAN, Die Kunst der Langobarden in Italien, Jena 1941, p.62. Fine not.
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15. Le universit.
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Le prime universit in Europa nacquero proprio sui territori della Longobardia. La vivacit culturale che riusc ad apportare la Kultur germanica, unita alla grande e mai scomparsa del tutto Kultur romana, ebbe nella Longobardia Maior il suo maggior successo. Una delle prove pu essere la nascita delle universit. Quando nel 1303 fu fondata l'Universit di Roma, nella Longobardia Maior esistevano gi le universit di AREZZO (1215), PADOVA (1222), VICENZA (1204), VERCELLI (1228), BOLOGNA (1088), la pi antica. A PERUGIA, da accomunare per coerenza alla Toscana, l'universit fu fondata nel 1308 ed  quasi coeva a quella di Roma. Una era gi presente nella Longobardia Minor, ed era quella prestigiosa di SALERNO (1178). Napoli non fece mai parte della Longobardia Minor, per cui la sua universit, pur molto antica, non  contemplata in questo elenco. Bologna era prestigiosa per il diritto, mentre l'universit di Salerno era il massimo vanto per lo studio della Medicina. Oltr'Alpe di pari prestigio vi erano solo le universit di Parigi (1150) e Oxford (1167), specializzate in logica e teologia.
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16. Alcuni toponimi toscani di antica radice germanica.
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Le citt pi importanti mantennero i nomi celtici (Sena), etruschi (Velathre) e Romani (Florentia, Pisae) che avevano in precedenza. E nella toponomastica minore che ritroviamo molte traslazioni fonetiche dal germanico antico. Io mi limiter ad elencare solo alcuni dei toponimi toscani, nella speranza di essere abbastanza esaustivo nel voler dimostrare che anche nei nomi di localit poco celebri, addirittura nei microtoponimi, la Toscana degli antichi LANGBARDI  ancor oggi presente nelle persone e nelle cose.
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Altopascio/Teopascio = Teut, Teutpasio (nome proprio longobardo); 
Anghiari = Hang (pendio)+Anger (prato);
Aramo/Ramichi (il termine germanico antico Harja-Hama significa "postazione di un gruppo di armati a guardia di una strada". Esso  diffuso in Toscana e ne troviamo molti toponimi come ad esempio Aramo (PT), documentato nell'anno 998 nella valle della Pescia Maggiore; oppure  il Ramichi di Silva Ramichi a Vada, sede fra l'altro di un cimitero longobardo a Villa Oraziani);
Badia Ardenga = Fondazione religiosa del conte franco Ranieri (Reiner) di Winnisigi;
Badia San Salvatore=eremo fondato dal monaco longobardo friulano Erfonel 762;
Bargingo (localit presso Rosignano) = Baurg/Bargi; come la pronuncia gotica di Burgos - e ingo come il suffisso che indicava nella lingua dei Goti la Trib, in questo caso addetta alla torre di presidio a cui si riferisce; 
Bifancoli = Bifank (luogo recintato); 
Biffa = Wiffa (cognome Biffi) segno di possesso;
Cafaggio = Cahage (bosco recintato adibito a riserva di caccia di duchi o
conti);
Camaldoli;
Campolombardo;
Castiglion Fibocchi;
Certaldo;
Chinzica = *Kwintik;
Bolgheri = Bulgar: sede di trib di Bulgari alleati dei Longobardi ed adibiti a guardia personale dell'Herzogo o duca; 
Cuna = Kuhn;
Donoratico = Dom Ratchis (casa di Ratchis, che invi i Della Gherardesca in Tuscia a difendere le saline e le miniere); 
Dorna = Thorn (spina);
Elmi = Helm;
Gabellino = Gabel (donazione);
Gangalandi = Gangland (terra sotto controllo di una banda di fuorilegge);
Gardingo (localit menzionata da Dante); 
Gerfalco;
Gualdo =Wald (bosco);
Guardistallo = Wardstall (posto di guardia; vedi Guastalla in Emilia); 
Lama/Lame (vasca) (e il cognome Lami);
Loco Turingio/Prati in Turingiana (LU): sedi di antiche trib turingie. 
Maremma = Mahr (cavallo)+Hemma (recinto); (?) 
Maresca = Marinsk (luogo paludoso);
Mercatale = Markt. Vari luoghi in Toscana ove si svolgeva il mercato (a Chianni ad esempio esiste un quartiere che in epoca altomedievale era adibito a mercato e appunto si chiama ancor oggi Mercatale); 
Montebardone = Bardengebirge (monte dei Longobardi); 
Montescudaio = Schuldheis SCHULDAXIO (nobile longobardo con funzioni amministrative);
More di Cuna (SI) = Mor (palude)+Kuhn; 
Nocchi (LU) = Nohha (pugno);
Osmannoro = Ostmannor (forse: "dell'uomo dell'Est", trattandosi di un genitivo fossile, come altri genitivi di questo tipo come Romanore (Hari-mannorum), Sassinoro;
Parlaselo = Termine con il quale i Longobardi (Langbardi o Lambardi in Toscana) indicavano gli anfiteatri romani; invece di farci del teatro o adibirli a combattimenti tra gladiatori gli antichi germani facevano scendere nelle arene gli orsi allo scopo di divertirsi a vederli combattere tra loro; infatti in antico tedesco "Bera" (orso) + "Laika" (pugna); da qui Beralaika/ Parlaselo; 
Peccioli = BACH, BACHIS (torrente); 
Pescia/Pisciule = *pehhi;
Le Pizzorne = SPITZHORN (punta di corna);
Poggibonsi;
Poggio Sigeri = Sieger;
Prato = Braida (pianura);
Rocca Adinolfi (attuale Montignoso in Provincia di Massa);
Rocca Tederighi;
Sala (numerose localit) = Saal;
Sassingo (localit in provincia di Pisa) = Sachsen - e - ingo; 
Staffoli = Staffal (fondamenta); 
La Sterza = Sterz; 
Talla = Tal (valle);
Trik-Troi (localit nei pressi di Rosignano) = traslazione fonetica di Rechterhaus (casa del giudice); 
Turingo (LU) dal nome dei Turingi;
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Nella zona di Livorno esistevano in epoca medievale numerosi toponimi, poi scomparsi, di chiara origine longobarda: SALA REGIS di Porto Pisano dove risiedeva il Castaldo del duca = KOENIGSSAAL; Lombardi, microtoponimo poderale nella zona di Livorno; Trebialdule; un antico romitorio Agostiniano chiamato Santa Maria di Caprolecchio, sul quale fu eretta la Villa degli Sproni, che possiede un etimologia forse germanica antica; Castell'Anselmo; Cugnano (KUHN); la via Gualarda, il rio Waraldo; il podere di Sunderass; il podere delle Panche; Faldo presso Stagno.
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Nella zona delle Colline Metallifere oppure in localit vicine a miniere, sono molto frequenti i borghi che si richiamano al Sasso: Sassetta, la Sassa, Lagoni di Sasso, Sasso Pisano. Dato che noi toscani odierni ci esprimiamo in una lingua neo-latina (fra l'altro inventata da noi) sorgerebbe naturale accostare la parola Sasso al latino saxa. Tuttavia, pur adoperando la pi grande cautela, potrebbe anche rivelarsi valida questa teoria che vado ad esternare:
A) Tra gli alleati dei Longobardi vi erano moltissimi Sassoni. Paolo Warnfried Diacono narra che, all'invito di Alboino per la "Migrazione del popolo longobardo", accorsero oltre 26.000 Sassoni. Quando questo popolo venne da noi in Toscana, si install in villaggi preesistenti dal vecchio nome di legionari romani, oppure ne cre di propri, con nuovi toponimi che si rifacevano alla origine del clan di famiglie fondatrici (Lippen). B) La Sassonia e la Turingia "erano terre finitime" a Skoringen, per cui, durante la prima migrazione del Koenig Agelmundo, pu darsi che molti di questi si siano spostati assieme ai Longobardi.
C) Come gi scritto, le famiglie nobili Alberti e Inghirami venivano dalla Sassonia, inviati dagli Ottoni.
D) I Sassoni erano buoni e rinomati minatori e fonditori di metalli.
I toponimi che si richiamano ai "Sachsen" sono in prossimit di miniere e fonderie medievali.
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In un paese in provincia di Pisa nella sua parte meridionale chiamato LA SASSA, le case sono costruite sopra delle grotte, per cui si potrebbe far risalire il toponimo al romano SAXA. Esiste tuttavia anche una bella miniera d'argento con il filone ancora sfruttabile. E sufficiente recarsi l, per accorgersi che  tutto vero. Con una certa cautela pu concretizzarsi una teoria secondo la quale il nome dei toponimi con alla base Sass-potrebbe aver avuto origine da gruppi di antichi Sassoni, inviati dagli imperatori di Sassonia.
Dal punto di vista documentario, La Sassa viene citata nel 1008 in un atto di vendita di case in un luogo nominato "Sassa". Una leggenda dice che nei boschi vicini sarebbe avvenuto l'incontro tra san Pietro e Ges Cristo. Questo nei pressi del cosiddetto "Botro della Canonica". Qui il Redentore avrebbe ordinato a Pietro di recarsi a Roma e accettare il martirio. Cos, l'obbediente Apostolo lasci il luogo e si rec a Roma. A dimostrazione dell'avvenuto incontro sarebbe rimasta l'orma del piede di Ges su una pietra, a margine della strada. Fu grazie a questa leggenda che da tempo immemorabile alla Sassa  particolarmente venerato il Cristo Redentore. Secondo il mio parere si tratta di un'ennesima sovrapposizione cultuale della Chiesa Romana sulle antiche credenze pagane dei Sassoni, che in epoca longobarda abitavano nel luogo. Oltre alla piccola miniera d'argento, i dintorni e la zona sono ricchi di giacimenti di rame, vetriolo, allume, mercurio a Querceto, Montecatini Val di Cecina e Libbiano. Lo zolfo  presente nella vicina Micciano. Addirittura esistevano anche delle miniere di lignite nei pressi di Monterufoli (si tratta di localit vicine a La Sassa). Io credo che questi antichi Sassoni che vennero al seguito di Alboino mantennero una certa purezza etnica. Quando, trecento anni dopo, la Toscana pass sotto l'Impero dei Sassonia, gli imperatori OTTONI inviarono in queste ricche terre molti minatori e fonditori i quali si aggiunsero ai discendenti dei Sassoni della prima migrazione, gi presenti sul posto. Questi "movimenti" di esperti potevano realizzarsi anche in direzione contraria e cio dalla Toscana alla Sassonia in quanto nel 981, dopo la scoperta di grandi giacimenti di sale ad HALLE, Ottone II chiam in Germania parecchi esperti salinatori di Volterra e dei dintorni allo scopo precipuo di insegnare agli abitanti di Halle la tecnica della lavorazione del sale.
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Ovviamente alla Sassa erano presenti anche i Longobardi e forse il massimo funzionario del luogo era un "WINNILER" Fa sospettare questo fatto la presenza nel 1283 della potente famiglia LAMBARDI, signora della Sassa, la quale con Baiamonte Lambardi vendette i suoi beni al Comune
di Volterra. La curiosit  che Lambardi o Langbardi si chiamavano i Longobardi di Toscana. La mia intuizione rivela che nell'abitato presumibilmente composto da Sassoni, risaltava la figura del "funzionario ducale" LAMBARDO, il quale si distingueva dalla restante popolazione. Inoltre dobbiamo pensare che, anche susseguentemente alla conquista dei Franki, l'apparato amministrativo longobardo, come gi citato, fu lasciato pressocch intatto da Carlo Magno, che infatti assunse il titolo di Rex Langobardorum. Addirittura si pu teorizzare una "piccola Sassonia", che corre dalla Val di Cecina a Massa Marittima. Il capoluogo sarebbe quasi certamente proprio Volterra; infatti nel 902 la ex Velathre fu totalmente distrutta dagli Ungari. Sessanta anni dopo nel 962 l'imperatore Ottone I di Sassonia non fu in grado di alloggiare nella citt diruta. Per cui dovette soffermarsi nel castello di Montevoltraio. Osservata la enorme potenzialit mineraria del luogo, il signore di tutti i Germani ripopol Volterra con i suoi sudditi Sassoni. Cos avvenne un immenso esodo dalla Sassonia verso Volterra e le terre limitrofe. A Ottone I e Ottone II si deve la ricostruzione della citt di Volterra e la sua ripopolazione.
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Uno dei primi documenti volgari toscani furono le cosiddette "Lettere volterrane" Ci risulta significativo, in quanto i Sassoni si esprimevano in un latino che poi divenne con la sua purezza un idioma puro senza inflessioni celtiche, romane o di altra natura. Nella zona di Arezzo, i Langbardi e i loro alleati fondarono delle scuderie di cavalli sotto il controllo degli aldii e del Mareschalk da Mahr (cavallo) + schalk (servo).

Note:
C. CARTIGLIA, Nella storia. 3. Societ e vita materiale. Conoscenze, culture, mentalit, vol. 1, Loescher, Torino 1993.
M.G. ARCAMONE, Ricerche toponomastiche in Valdinievole, in Pescia e la Valdinievole nell'et dei Comuni, cur. C.VIOLANTE & A.SPICCIANI, Pisa 1995.
N. CATUREGLI, Le carte arcivescovili pisane del secolo XIII. I (1200-1238), (Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, Regesta Chartarum Italiae), Roma 1974.
L. CINI, La Via Francigena come strada di guerra, Opuscolo divulgato in occasione della Tavola rotonda sulla strada francigena svolta il 31 ottobre 2000 in Livorno -villa Henderson.
G. CICCONE, Collesalvetti nel Medioevo, Ospedaletto (Pisa) 1998, ad indicem.
Guida alla Val di Cecina, Itinerari storico-artistici da Volterra al mare, cur. S.MORDHORST, Siena 1996.
Fine note.
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17. La contessa Matilde: una lucchese langbarda.
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I nomi dei Canossa sono tutti di origine longobarda. I Primi "Da Canossa" erano dei piccoli nobili lucchesi langbardi, signori feudali del contado finitimo a Lucca ducale. Il Primo a "far carriera" fu Sigfrido degli Attonidi. Egli aveva seguito il re Ugo di Provenza (in quei tempi la Provenza faceva parte del Sacro Romano Impero) cercando fortuna nel territorio di Parma. E quasi certo che il figlio Adelberto appoggi Ottone di Sassonia, che in seguito fu incoronato imperatore. Adelberth fu fedelissimo al suo monarca, cos da essere investito Conte in documenti del 958 e 961. Nel 962 Adelberto divenne Conte di Reggio e Modena. Nel 977 lo fu anche di Mantova. Il figlio Thiudwald appoggi l'imperatore Enrico II, mantenendosi anche in buoni rapporti con la Curia Romana, tanto da acquisire la citt di Ferrara, che faceva allora parte del Patrimonio di San Pietro. Nel 1027 il figlio di Thiudwald, Bonifacio, ottenne da Corrado il Salico il Margraviato di Toscana (Markgraf), dopo la deposizione del marchese Ranieri (Reiner).
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In sintesi i lucchesi di Canossa erano bravi a barcamenarsi tra il pontefice e l'imperatore di Germania. Infatti i loro domini "sconfinavano" nello Stato della Chiesa, con le ricche terre di Ferrara, Perugia, con la Val Tiberina, la Tuscia ed il lago Trasimeno.
Evitando di prendere totalmente per buone le esagerazioni agiografiche risorgimentali e ottocentesche, Matilde fece solo da mediatrice tra Enrico IV ed il papa, Ildebrando di Soana, per il semplice motivo strategico che doveva tenerseli buoni ambedue.
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L'incontro nel castello di Canossa tra Enrico IV e il papa frutt il perdono dalla scomunica. Questo fatto acquisito dall'Imperatore rilanci la politica di Enrico, il quale nel 1080 fece deporre Gregorio ed elesse lo scomunicato arcivescovo di Ravenna Viberto con il nome di Clemente III. Il figlio, Enrico V, costrinse Matilde agli accordi di Bianello (1111), riaccordandosi con il nuovo papa Pasquale II: accordo che porter al Concordato di Worms (1122).
La casata lucchese degli Attonidi persegu con la scaltra Matilde una politica volta al mantenimento del feudo .
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Nota: DONIZONE, Vita Mathildis, in Rerum Italicarum Scriptores, Bologna 1940: "Dopo la morte di ATTO , ne serb intatto l'onore I ampliando i possessi e sempre ricco restando l fu caro e
vicino ai sovrani il papa di Roma che tanto l'amava gli diede Ferrara. Fine nota.
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18. Gli Aldobrandeschi.
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Quando avvenne la dominazione franka, vennero in Toscana Franki, Ba-vari e Alamanni. Essi si sistemarono come nobili funzionari; nelle classi inferiori i Franki erano quasi del tutto assenti. Infatti i karolingi non fecero una migrazione e non frankizzarono la Longobardia Maior, n tantomeno la Toscana. A partire da Ludovico II, i Longobardi ricominciarono a godere del favore imperiale e molti di loro divennero Reichsadel. Anche gli Aldobrandeschi furono ben visti dal dominio franko. Anche loro, come gli Attonidi, erano una famiglia longobarda lucchese. Dopo l'800, questa grande e potente famiglia inizi ad accumulare immense propriet terriere, saline e miniere nella Toscana del sud, costruendo un forte potere locale e una immensa ricchezza. Geremia degli Aldobrandeschi divenne vescovo di Lucca e Ildebrando divenne conte. Ora molti nobili della Toscana meridionale risalivano alle famiglie longobarde pi potenti di Lucca e questo dominio si stabil nel l'800 - 900, quindi dopo la conquista franka. Segno questo che gran parte del potere terriero e minerario rest saldamente in pugno ai "Langbardi" tusci.
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19. Le chiese di Lucca capitale.
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Lucca possiede un grandissimo numero di chiese, in quanto durante tutto l'alto medioevo le famiglie nobili pi illustri di etna germanica dimostravano la loro ricchezza costruendo monasteri e templi di culto. Addirittura nel Mille, moltissime chiese lucchesi erano fuori della cinta muraria. Gli abitanti erano mercanti ed artigiani, quasi tutti di estrazione longobarda: una volta raggiunta una certa ricchezza, costruivano una chiesa a loro imperituro ricordo. Alcune chiese presero il loro nome da chi aveva finanziato la loro edificazione, come ad esempio la chiesa di san Pietro Somaldi che proviene dal nome longobardo SUMUALD. La capitale del regno, Pavia, era ricca di quarantacinque chiese, mentre in Lucca e poco fuori delle mura se ne osservano cinquantasette, segno questo, seppur indiziario, che Lucca era ancor pi opulenta e potente della stessa capitale della Longobardia Maior. Tra il 700 e il 1000 e oltre, la citt di Lucca si arricchisce di case a due piani in pietra e le chiese iniziano ad ingrandirsi e ad essere pi riccamente addobbate. Il palazzo reale e la zecca lucchese si trovavano vicini all'antico foro romano. (Lucca possiede strutturalmente la pianta di antica citt romana). Il palazzo del Duca longobardo e poi Margravio imperiale germanico si trovava fuori delle mura, assieme a innumerevoli chiese. La fascia di case in pietra, in legno, le chiese e addirittura la presenza di edifici pubblici fuori della cerchia muraria sin dall'VIII secolo, rappresenta una conferma della probabilit realistica della teoria che considera Lucca e la Tuscia un "Eldorado" dell'Altomedioevo. La citt crebbe in fretta, come una "BOOM TOWN" del far west americano, e fu popolatissima da una omogenea etna longobarda. Molti documenti citano la presenza in Lucca e nei territori finitimi di artigiani, costruttori e mercanti (VIII secolo), artigiani di beni di lusso, orefici, sarti, monetieri, i quali per inciso anche in epoca imperiale iniziarono a coniare moneta argentea, il denarius, allo scopo di consentire transazioni pi generalizzate di quelle che consentiva la moneta aurea. Nella capitale langbarda dell'VIII secolo, viveva nelle case-torri e palazzi tutta la possente classe dei nobili germanici, che si espanse in tutta la Toscana dell'epoca.
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Nota: C.WICKHAM, L'Italia nel primo medioevo, Jaca Book, Milano 1983, p.114. Fine nota.
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20. I cognomi celtici, iberici, germanici dei Toscani odierni.
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20a) Cognomi celtici Ambresuri; Brivi = Briva (ponte); Barucci = Baro (macchia,cespuglio); Becchi = Beccus (naso); Belli = Behl (splendente); Boni = Bona (citt, fortezza); Borini = (capezzolo femminile); Borri = Borr (trave); Brilli = Brilluni (vimine); Brogi = Broga (terra incolta); Buriani = Burjan (burrasca); Cambi = Camb (ramo ricurvo); Camici = Camisia (camicia); Cini = Couinnus (carro da guerra); l'origine di questo cognome per pu anche in qualche caso provenire da diminutivi di Guittone = Witten (Guittoncini Cini), oppure sulla costa pisana un diminutivo di Saracini;
Galli / Galleni / Gallicani;
Geri = gero (portatore);
Gioii = Gioia (allegria);
Gori= Gora (ossatura della barca);
Gronchi/Ronchi = Ronc (collina); Moggi = Mog (bovino);
Palli = Pala (pietra, v. il toponimo Pallerone); Panichi = Panaca (vaso di terracotta); Redi = Red (veicolo a 2 ruote); Taddei = Tad (padre) ; Trotta = Trot (torrente); Vagelli = Vag (caverna).
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20b) Nuestra Espana la Escondida.
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Nel 1503/4 grazie alle vittoriose campagne italiane di Gonzalo Hernan-dez de Cordoba, veniva ufficialmente sancita la spartizione delle zone di influenza nella penisola italica tra Francesi e Spagnoli. Il ducato di Milano e il regno di Napoli passarono sotto il diretto dominio della Spagna. Tra tutte le dominazioni succedutesi sin dai tempi dei greci, dei Romani, dei Levantini di Bisanzio e dei Normanni oltre che dei Musulmani, quella iberica rappresent la dominazione pi importante sia dal punto di vista etnico che di Weltanschauung.
Oggi si pu teorizzare come scuola di pensiero, ancorch come certezza scientifica, che il vecchio ducato di Milano e il sud Italia sono sedi della pi pura HISPANIDAD.
Quello che pi caratterizza il "napoletano",  oggi la stessa facies che caratterizza lo spagnolo delle Castiglie, della Navarra e dell'Aragona. Nei lunghi secoli di dominazione spagnola si  assistito ad un immenso esodo dalle aride terre di Spagna verso il tanto simile Sud italiano. Una delle dimostrazioni pi popolari e facilmente comprensibili  l'uso del DON. Inoltre nel sud  forte il senso del barocco etico e architettonico. L'amore sviscerato per la madrepatria spagnola fu dimostrato dal Regno di Napoli e di Sicilia durante el siglo de oro, quando Napoli, capitale del vice-regno, e Milano si dissanguarono con patriottico entusiasmo trasferendo oro e argento verso il sostentamento dei formidabili Tercios. Si possono evidenziare delle tracce dimostrative della Hispanidad del sud napoletano e siciliano nella pace di Caltabellotta, quando i Siciliani si consegnarono al re Pedro di Aragona dopo i Vespri siciliani. Numerosi si trovano nel sud della penisola italica anche i discendenti di Greci e di Levantini, i quali hanno lasciato tratti somatici risalenti a popolazioni provenienti dall'antico impero di Bisanzio, oltre a cognomi come Attanasio o Catapano (vedi la vecchia provincia della Capitanata affidata ad un funzionario bizantino chiamato appunto Catapano), Greco o Grieco, Kalimala. Per quanto inerisce alla componente etnica normanna, risalente agli Altavilla, essi erano dei mercenari (come ve ne furono tanti altri, anche nella met del XIX secolo ed anche oggi) in numero piuttosto esiguo. Questi si fusero ben presto con la popolazione romana,
grecobizantina, longobarda, restandone completamente assorbita. Non pensiamo ai Pugliesi, Napoletani o Siciliani con la pelle chiara, i capelli rossi o biondi ed agli occhi chiari. In futuro saranno anche molti spagnoli e francesi a possedere queste caratteristiche. E solo un luogo comune che tutti gli spagnoli siano dei mediterranei. Al nord della penisola iberica esistevano ed esistono molti uomini e donne chiari, compresa la Catalogna, che fu la terra dei GOTI (Gotalonia / Catalayuna / Catalogna). Dopo gli anni '50 del 900, anche la Toscana  stata meta di una grande migrazione dal sud della penisola italica. Oggi oltre un terzo circa dei toscani residenti vanta origini "iberiche di Napoli", per cui mi  apparsa oltremodo doverosa la stesura di questo capitolo.
Oltre al forte senso del barocco, del culto della forma a tutto vantaggio del forte senso dell'estetica assurta a essenzialit esistenziale, il meridionale integrato in Toscana ha contribuito alla creazione di una nuova coesione sociale, basata su una nascosta ma presente solidariet di aiuto del migliore per una sua riuscita, cosa che il Toscano aveva perso a causa del suo forte senso individualista, che in molti casi si rivelava negativo e disgregatore. Questo grazie al concetto di clan molto fortemente sentito dall'uomo del sud.
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20c) Cognomi iberici.
Affricano;
Alagona;
Alajmo;
Almirante (=ammiraglio);
Alvarez;
Amirante; -
Aragona;
Arena;
Arias;
Avalos;
Avila;
Avola;
Ayala;
Borgia (Borja);
Borriello / Borrelli (Boriel);
Cabras;
Cabrera;
Calado;
Calderone (Caldern);
Caliendo;
Caminito;
Cannizzaro (Caizares);
Canu;
Carbone
Carbonella;
Carcea (Garcia);
Cardona;
Carrasco;
Carrascosa;
Carrillo;
Cascavilla;
Casillo;
Castagna;
Castagna;Castaeda;
Castellitto (Castillito = piccolo castello);
Castiglia (Castilla);
Castro;
Catalano;Cavallero (Caballero);
Celada;Centelles;Contrera (Cuntrera);
Cirio (=cero);
Conte (Conde);Consalvo;
Cordero;Cordova (Cordoba: la B in spagnolo si pronuncia quasicome una v)
Corrao;
Corrente (Corrientes);
Corras;
Cortese: Cortes;Cuntrera;
Cusimano (Guzman);De Caro;
De La Pegna (cima, picco);De Majo (Di Maggio);De Palma;De Rosas;Diaz;Ferrante;
Ferrigno (Hierrio);
Fierro (Hierro);
Figueras;Floridia;
Franco;Frontera;
Fugueroa;
Gaglio (El Gallego);Garramone (Garamn)Garzia (Garcia);Gila;Girone (Jirn);Gomez;Gonzales;Granata (Granada);Guerrera;
Guivara (Guevara);Gullotta (Gujote);Gutirrez;
Henriques;Hernndez;Ielo;
Iermano (Hermano);Infantino (Infantado);Jaquinto;
Jo;Lanzina Y Ulloa;La Placa;Laredo;La Rocca;Leone (Leon);Lima;Linares ;
Longo;Lopez;Losa;Madera;Maiorca (Mallorca);Manriquez;
Marino;
Martinez;Matacena;Matacera;Matacero;
Matarrese;
Medina;
Mendoza;Moneada;
Moneada Y Paloma;Montalbano (Montalbn);Montana;
Montero;Monzone (Monzn);
Morabito; (Murbit = in arabo membro del Ribt, luogo fortificato ai confini dell'Islam);
Morales;
Morante;
Moreno;   Navarra;Navarria;
Nugnes (Nues);
Oliva/Olivares ;Plmese (Palmes);
Pepe;Peralta;Pirrera;
Pinto;Plaia;Platero (=argentiere);Primicerio;Riina (Reina= regina);Rizzo (Ruiz);
Rodrguez;Romero (=rosmarino);Rurales;Sabani / Sabana (= lenzuolo);Salinas;Salsedo (Salcedo=salice);Santoro;Sastri (Sastre=sarto);Sensales;Serra (Sierra);Spagna;

Spagnolo;
Tinebra;Toledo;Tomajo (=arraffatore);Truglio (El Trullo);
Vaccara (El Vaquero);Vajana;
Valente;Valenza (Valencia);Valenzano;
Vargas;Varriale (Varrial);Velasquez;
Vellusi (Peloso);Verga (De Vegas);Villa;
Villari (Villar); 
Villena;
Zapata (^calzatura); 
Zito;
Zurdo (=mancino).
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20d) Cognomi germanici.
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Nelle citt dell'Italia settentrionale e pi ancora nella Toscana si svilupp una nuova e pi alta nobilt, assieme ad un ceto dominante di estrazione cittadina ed aristocratica, all'interno del quale ancora nel 1100 i nomi erano in gran numero germanici, come del resto ancor oggi.

Accarighi;
Adimari;
Aghinolfi;
Alberti;
Aldobrandi;
Aldovrandi;
Anselmi;
Andolfi;
Aringhieri (Heeringer);
Armani (Heeremann);
Arnolfi;
Arnaldi;
Arnolfini;
Astoln;
Bacci;
Bacciardi;
Bachi (Bach=Torrente);
Baldanzi;
Baldeschi;
Baldi;
Baldini;
Baldocchi;
Bandecchi;
Bandi;
Barni / Berni (Bern=Orso);
Baronti;
Barsacchi;
Barsanti;
Bartoli;
Baruffaldi;
Becherini (Beker);
Bedeschi;
Beraldi (bera+ald);
Bernardeschi;
Bernardi (Bern+hardt);
Bernocchi (bera-nohha = nocca di orso);
Bertelli;
Berteschi;
Berti (Berth);
Bertocchi;
Bertoldi (Berthold);
Bertoli (Berti);
Bertuccelli;Bindi;Boldrini;
Borghi/Borghini (Baurg);Boringhieri (Boheringer);
Brandani;
Brondi;
Brozzi (Brotz);
Bucchioni;
Burgalassi (forse senza Borgo, da los =tedesco , senza , oppure inglese less = senza);
Burlandi (Burgland);
Bucalossi (Buchloss);
Burcardi (Burkhardt);Busdraghi;Camerlenghi (nome tipico d un funzionario amministrativo = Kammerling);
Carli (Karl);Castaldi/Castoldi (Gaistald);Cattani (casata che riporta alla piccola nobilt sassone in Toscana);Ceccardi;Ciardi;
Coli (Rolli):
Corradi;Corradini;
Falossi;
Franchi;Frescobaldi (Frischbald);
Frizzi (Fritz);
Gaiozzi;
Gariberti;
Gherardini;Gherarducci;
Ghisulfi;Ghisleri;Giberti;Gimbrocchi;Gottardi (Gotthardt);
Gozzi;
Gualandi (Waldland);
Gualberti (Waldberth);
Gualdi (Wald);Guerra (Werra);
Guidi (Wida);
Guinigi (Knig?);
Guittoncini;
iJerardi (Gerhardt, Longobardici Minor);Lambardi;Lambertucci;Lamberti (Land-Berth, Longobardia Minor);
Landi (Land);
Lanzotti (Benevento, Longobardia Minor);
Lenzi (Lenz:Primavera);
Leonardi (Loewehardt);
Lippi (Lippe);
Lombardi;
Longobardi;
Lorenzini (Lorentz);
Lunari (Lnehardt);
Maghinardi;
Mainardi;
Malossi;
Malvaldi;
Manfredini (Mannfried) ;

Mangardi;
Manni (Mann);Mannocci;
Mannucci;
Marcheschi Marchi (Mark);Marchetti;
Marchionneschi;
Mazzinghi;Miglioli (Muhl=Mulino);Monaldi;
Monaldeschi;Mondolfi;Morganti (Morgen);
Nardi;
Nocchi (nohha);
Obertenghi;
Odescalchi;Orlandini;Osmannori;Osvaldi (Ostwald);Pandolfi (nell'antica Longobardia Minor esiste il casatoPandohV'kf?
Peruzzi (Perutz);
Razzauti (Rantzau);
<
Redini;

Ribechini;

Ricasoli (Rich+Saal);

Ricci (Rich);

Rocchi (Rock);
20e)
Ruffini (Ruffjan);
Sambaldi;
Sassi;Sebaldi (Seebald);
Segardi;
Segheri;
Sgherri (Skarrjo);
Stainardi (SteinHardt);
Taccola (tahala);
Taglieschi;Tebaldi (Tiudhabald);Tosinghi;Ubaldi;
Ubaldini;Uberti;Ubertinghi;
Uffredi;Valdi (Wald);Valdoni;
Valmori (WaldMor);Valperghi;Valtriani;Vestrini;Vivaldi (Wistwald);Zazzeri (Zazza+Hera).

Cognomi nobili imperiali.
 
Conti Guidi di Modigliana, di Romena, di Battifolle, di Bagno, di Dovadola;

Conti Alberti; libertini di Arezzo; Tarlati di Pietramala; Barbolani di Montauto; Conti di Montedoglio; Tolomei; Malavolti; Salimbeni; Casali di Cortona; Della Gherardesca; Malaspina di Villafranca, Fosdinovo e Massa (questi fondarono quello che sar lo Stato di Massa con Antonio Alberico Malaspina, appartenente alla linea di derivazione del ceppo OBERTENGO, detta dello "SPINO FIORITO"; nel 1433 i Visconti riconobbero i Malaspina come vassalli del Sacro Romano Impero); Marchesi di Sorbello; Gualandi; Lanfranchi; Sismondi; Ubaldini; Ridolfi (Marchesi); Ricasoli (Baroni);
Piccolomini (traslazione fonetica dal germanico Ted = odierno Fiinfkleinehalbmond?);
Tolomei;
Trinci di Foligno; Acoramboni di Gubbio; Serristori;

Nota: K.F.VON FRANK, Standeserhebungen und Gnadenakte fiir das Deutsche Reich bis 1806 sowie Kaiserliche-oesterreichische bis 1823 mit einigen nachtraegen zum "Alt-oesterreichischen Adels-Lexikon", 1823-1918, Schloss Senftenegg 1967-1974, 5 voli. Fine nota.

Aldobrandeschi;
Sproni di Livorno (Von Spaur, discendenti da una casata baronale austriaca di nobili domestici di Carlo V, che seguirono nel 1530 ad Anversa);
Attonidi (nobili lucchesi il cui capostipite Sigfrido fu antenato della Contessa Matilde di Canossa come doviziosamente documentato nel testo); 
 Cadolingi; Winisigi (di origine Franca); Spannocchi (Longobardi); Appiani; Poggi;
Cini di Gangalandi; Capponi; Medici; Guiglieschi.
Buonaparte (forse Bienepaar = alcune api; infatti Napoleone ricav le api del suo stemma da un misterioso libro che fu a lui donato da uno zio di San Miniato. Questo libro garant la sua nobilt, cos da poter frequentare l'accademia militare di Brienne. Infatti la famiglia era nel libro d'oro della nobilt di Treviso nel XII secolo, ma venne a Firenze nel 1300 e divenne una delle famiglie pi in vista della citt. In seguito un ramo trasl a Sarzana e di qui in Corsica. E ipotizzabile che il casato Buonaparte sia una antica traslazione fonetica germanica: si presume che l'antico stemma con le api si traducesse grosso modo "alcune api = BIENE PAAR", da qui Buonaparte. (Beninteso, questa  solo una mia supposizione che pu essere smentita in qualsiasi momento). Questo antico blasone fu rilevato su un libro misterioso che Napoleone indic durante il suo viaggio per
mare verso l'Isola d'Elba. Da questo testo ricav la bandiera elbana con le api: tuttavia il Corso, di origine fiorentina, usava gi l'emblema con questi insetti in tutte le riproduzioni imperiali) ;
Nota: J.BRUNON, Le pavillon de l'empereur  l'ile d'Elbe, Sabretache 1932. 
Pons de l'Herault , il direttore delle miniere elbane, testimonia delle esitazioni di Napoleone nella scelta della bandiera , che non doveva rifarsi a quella francese. E l'ammiraglio sir Thomas Ussher racconta: "Napoleone aveva con s un libro dove erano raffigurate tutte le bandiere della Toscana antiche e moderne; egli chiese la mia opinione su quella che aveva scelto ... Si trattava di un vessillo bianco con una banda rossa posta in diagonale e tre api sulla banda, (il Corso portava le api in oro sulle sue armi di blasone come imperatore di Francia). Tale versione  confortata dal Campbell, che nel suo diario scrive che essa era pi esattamente possibile una bandiera della "Antica Toscana". Ma quale antica Toscana!! La Toscana nella sua interezza non ha mai avuto una sua bandiera, salvo quella della famiglia Medici e quella degli Austriaci Absburgo Lorena. Infatti i colori erano quelli d'Austria. I colori rosso bianco rosso in banda orizzontale erano i colori del Sacro Romano Impero, e rappresentavano anche il vessillo della Marchesa-Contessa Matilde di Toscana. E significativo che questa bandiera universale dell'Impero medievale (I tedeschi lo chiamano I Reich) sia rimasta come emblema e simbolo dell'Austria e della Toscana che era l'estremo lembo meridionale dell'Impero sin dai tempi degli Ottoni. La verit pu essere che il Buonaparte si trovava in possesso di un libro con gli stemmi delle famiglie nobili toscane avuto con tutta probabilit a San Miniato da suo zio pievano. Le antiche armi germaniche dei Buonaparte provenienti da Treviso e poi venuti a Firenze erano forse composte da api d'oro. Da qui la mia teoria della traslazione fonetica dal tedesco antico altomedievale che poteva suonare in una parola composta simile a Bienepaar. Fine nota.
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21. La monetazione longobarda2*.
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Dopo 75 anni dalla loro discesa, nel ducato di Lucca, il Knig ROTARI pubblic il famoso editto. Si trattava del pi importante documento giuridico dell'epoca nell'Italia centrosettentrionale, cio la Longobardia Major.
La legge numero 242 del famoso editto citava: "Se qualcuno contrassegna l'oro, oppure si mette a fabbricare moneta senza la autorizzazione del Knig, gli si tagli la mano".
Se ne deduce che la coniazione di moneta era un'operazione di appannaggio esclusivo del re, il quale affidava la coniazione ad un numero limitato di zecche, tra le quali quella di Lucca, forse ancor pi importante di quella centrale di Pavia. Infatti Lucca derivava la sua importanza dal fatto che la Tuscia era il ducato pi ricco di sale, fonderie, miniere; inoltre, sotto il punto di vista strategico-allocativo, assumeva una fondamentale importanza, grazie al fatto che la TUSCIA era il ducato confinante con il PATRIMONIUM PETRI.

Nota: Comunicazione verbale da parte del dott. MARCHETTI, direttore del Museo della Zecca di Lucca. Fine nota.

La moneta longobarda era il TREMISSE, una piccola moneta d'oro del valore di un terzo del SOLIDUS AUREUS di Bisanzio. L'intaglio del Tremisse ricalcava lo stile bizantino e a Lucca furono coniate tre tipologie di tremisse. Il primo tipo recava al diritto la scritta LUCANA. Al rovescio recava la croce latina e il motivo ornamentale "VIVIVIVIVIVI". Il secondo tipo di tremisse recava la scritta "FLAVIA LUCA", dove FLAVIA stava ad indicare la Corte Regia o residenza principale del Duca. La citt costituiva (e costituisce ancor oggi) il maggior punto di riferimento della Kultur LANGBARDA.
Il terzo tipo di tremisse era quello pi recente e coniato nella successiva epoca franka o carolingia. Esso aveva al posto del motivo ornamentale "VIVIVIVIVIVI" il nome del re, come quello di Astolfo e di Desiderio. Al rovescio la solita scritta "FLAVIA LUCA". Tuttavia fu solo con il re Kuniperto, che verso la fine del VII secolo inizi una vera e propria diffusione della moneta. Questo monarca, dopo aver emesso le ultime monete di imitazione, coni un nuovo tipo con la propria effigie e il proprio nome su un lato e l'Arcangelo Gabriele sull'altro. Il monarca si fece ritrarre alla moda bizantina imperiale, e cio di profilo.
Nel ricchissimo ducato di Lucca furono coniati gli STELLATI, peculiari del ducato di Tuscia. Data l'opulenza della landa tosca, furono molte le emissioni della Zecca lucchese, sita nelle vicinanze della corte Regia. In Toscana furono emesse anche molte monete d'argento, le quali servivano non per tesaurizzazione, bens per tutte le transazioni minori. Queste monete argentee si nominavano FRAZIONI DI SILIQUA. Questo fatto dimostrava che la Toscana di allora era teatro di traffici commerciali assenti o quasi altrove.Con la conquista Karolingia la situazione si modific e si adott quasi esclusivamente la moneta argentea. Per anche Carlo Magno fece coniare i Tremisse, ma solo per tasaurizzazione, in quanto le miniere d'oro erano quasi esclusivamente nei territori posti sotto la dominazione Bizantina e successivamente araba.
   
Nota:     Nella Tavola dei Guidrigildi inglesi della NORTHUMBRIA del decimo secolo si riporta che i pagamenti-multe-risarcimenti per i danni inferti o le uccisioni sono computati in THRYMSA, moneta d'oro che valeva tre penny d'argento. I Longobardi di Toscana adoperavano la stessa parola, appunto TREMISSE. Non solo, ma addirittura la frazione di "SILIQUA" assomiglia molto a SCELLINO cf. T.CAIRNS, Barbari cristiani mussulmani, Roma 1981, p. 39-Fine nota.
    
Figura: Tremisse d'oro di Autari o Agilulfo, col nome dell'imperatore di Bisanzio Maurizio Tiberio, deformato (582-603). Zecca probabile: Pavia.

Figura: Tremisse d'oro di Cunnicpert (688-700). Questa  la prima moneta con il nome del re longobardo anzich quello dell'imp. Bizantino.

Figura:  Tremisse d'oro di re Carlo Magno, con la scritta "FLAVIA LUCA" (fine secolo VIII).

Figura: Follis in rame di re Aistulf (751-756), unica moneta di bronzo dei Longobardi, coniata a Ravenna dopo la conquista temporanea del 751. Di questa moneta sono noti solo 4 esemplari.Fine didascalie.
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22. Il mondo celtico in Toscana.
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Il gruppo celtico maggiormente presente in Toscana  rappresentato dal gruppo celtoligure della Toscana nordoccidentale sino all'Arno o al fiume Fine e dai Galli Senoni che fondarono Siena, dai quali ha preso il nome (Siena =SENA).
I Celti furono i primi indoeuropei che colonizzarono l'Europa, e alcune teorie propongono di annoverare i protolatini e gli Umbri tra i protocelti. Nella nostra regione le prime ondate si fusero con i Liguri e dettero origine alla Nazione CELTOLIGURE e CELTOLIGURE-APUANA, della quale sono presenti tutt'oggi numerosi discendenti nella Toscana nordoccidentale. La stessa citt di Livorno sembra che si chiamasse in origine Ligurnia e ci fossero i primitivi insediamenti celtoliguri. Non solo, ma sembra che il Porto Pisano risalga addirittura al IX secolo a.C, molto prima della "Ab urbe condita '. Ergo si pu anche supporre che il porto fosse fondato da celto-liguri.
La loro vita sociale era quella comune a tutti i popoli arii, con la tripartizione in sacerdoti-druidi, guerrieri e lavoratori. I druidi avevano il compito di celebrare i culti, i vati erano gli astronomi e scienziati, i bardi erano i cantori delle gesta degli eroi accompagnati dalle cornamuse e dalla magica musica dotata anche delle arpe. Poi venivano i contadini, gli artigiani e gli schiavi. Vivevano in piena armonia con la Natura che veneravano e rispettavano.
I Celti non avevano una lingua scritta, per la loro etna era diffusa dalla Scozia all'Irlanda per tutte le Gallie, compresa quella Cisalpina sino alla Lunigiana e alla costa nordoccidentale della Tuscia. Infatti molti Lunigiani e Pisani abbiamo i tratti somatici tipici del tipo celtico, tant' che abbiamo (anch'io appartengo a questa etna) un grande ricordo romantico di questa razza indoeuropea che fu tra le prime a muoversi dalla URWALD e che rappresenta la pi misteriosa, atlantidea, la pi affascinante. A questo proposito desidero citare un magico luogo druidico, presente nella nostra regione: si tratta di una leggendaria selva di castagni, dove si riunivano per culto e per discutere su cose importanti gli antichissimi clan celtoliguri, dedicato alla venerazione delle statue-stele,
delle quali sono state trovate tracce e frammenti. Questo luogo si trova a Villafranca Lunigiana. Qui i druidi si riunivano al suono delle cornamuse e delle arpe suonate dai bardi e dalle belle vatesse dai capelli rossi e dalla pelle candida. In epoca medievale la chiesa si sovrappose con il culto di san Genesio. I druidi credevano nell'immortalit dell'anima e calcolavano il tempo misurandolo non in giorni, ma in notti.
In quei tempi antichissimi e protostorici non esistevano Britanni, Scoti, Irlandesi, Boi, (Bononia=Bologna e Boemia=Terra dei Boi.), Biturgi, Senoni, Sequani, Insubri, Lingoni, Parisii, Elvezi, Belgi. Vi erano, anzi eravamo tutti GALLI. Pu darsi che assieme ai Goti prima e ai Longobardi poi, nella Tuscia calarono al loro seguito alcuni gruppi di antichi Celti dell'Europa centrale, che svolgevano le pi svariate attivit.
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23. Toponimi celtici in Toscana.
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Avenza / Aventia (AUNTOS = fonte);
Barbarasco;
Gallena;
Gallicano;
Livorno (Ligurnia);
Pallerone (PALA = pietra);
Siena (SENA);
Zignago.
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24. Alcune tradizioni celtiche.
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La festa del solstizio d'estate divenne la festa di san Giovanni Battista. Le antiche feste dei solstizi erano caratterizzate, in epoca celtica, dalla accensione di fal, che testimoniavano l'adorazione al dio Sole. La festa della primavera pu essere caratterizzata in Toscana dalle feste del Calendimaggio e dai maggi fiorentini, che celebrano la fine del gelo e l'inizio della bella stagione. Si festeggiava il ritorno della fecondit e della fioritura, le ghirlande e gli sbocci iniziali, che rappresentano i miracoli del dio solare. Il capodanno celtico era la festa dei guerrieri e degli antenati ed era con tutta probabilit cantata tra cori di bardi e preghiere druidiche. In moltissime chiese e costruzioni medievali della lucchesia e della Garfagnana osserviamo anche sulle facciate, le famose croci celtiche: segno evidente che nella toscana settentrionale il ricordo degli antichi Celti veniva tramandato ancora di padre in figlio, forse anche allo scopo di distinguersi dai ceppi romano e germanico. Per concludere devo asserire che l'antica Tuscia non fu sede di un gran numero di Celti. Da noi il grosso  rappresentato dal gruppo celtoligure. Tuttavia in epoca romana bast questa presenza a far appellare dai Romani GALLIA CISALPINA anche le terre tosche che si stendevano a settentrione dell'Arno e dell'Auser (Serchio).
I Celti non erano molto dissimili dai Germani come aspetto fisico. Secondo Strabone, i Germani erano solo un po' pi alti e di carattere pi selvaggio. Gli uomini trattavano i capelli con un bagno di calce e tenevano lunghi baffi. Erano molto loquaci, battaglieri e ingenui come bambini. Si vestivano con colori vivacissimi.
Nei tempi in cui combatteva contro di loro, Gaio Giulio Cesare ebbe a lodare il coraggio celtico, superiore persino a quello dei Germani. In seguito per il Celta della penisola italica non si fuse completamente con l'elemento romano, purtuttavia ne prese gli usi e costumi, conducendo la vita abbastanza agiata e confortevole dei Romani e dei Levantini.
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25. La religione dei Celti.
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I Celti credevano in un solo dio, come insegnato loro dai DRUIDI. Questa divinit aveva il nome di OIW. Tuttavia era inutile pregare OIW: egli era enormemente distante e irraggiungibile dalla mente umana. Ora, siccome la mente dell'uomo  imperfetta e condizionata dall'ambiente, dalla stessa et anagrafica (noi stessi ci accorgiamo di cambiare ottica di vita nel
proseguire degli anni e questa  la migliore dimostrazione della nostra pochezza e imperfezione di fronte allo stabile ASSOLUTO), dalle vicissitudini materiali e dal condizionamento della materia, alla quale  estraneo OIW il Lontano. 

Nota: J.FILIP, I Celti. Un popolo misterioso risorge dalle ceneri del nostro passato, Newton Compton, Roma 1976, p.94.Fine nota.

La divinit prima creatrice del mondo muove la Natura con i suoi disegni e le sue finalit eterne e imperscrutabili, ma  altamente incomprensibile all'uomo, il quale pensa ad un "largo fossato di disinteresse" da parte di OIW. Tuttavia OIW si appalesa tramite una triplice energia dal nome trino di SKIANT, il vecchio saggio, NERZ, il giovane guerriero, e KARANTEZ, la sensuale ragazza simbolo dell'amore e della riproduzione. Da ci si evidenzia che la societ celtica veniva organizzata dai druidi nella classica tripartizione indoeuropea. I Druidi stessi (Conoscenza sapienza), i guerrieri (forza volont) e gli artisti e i poeti (amore creativit). La tradizione druidica, depositaria delle antichissime credenze dei KURGAN indoeuropei quando erano tutti indistinti nella Grande Foresta Originaria, situava l'uomo all'interno del Sistema Naturale e non all'apice del Sistema Naturale, come invece fanno le religioni del deserto dei Figli di Abramo. La tradizione riconosceva all'essere umano il corpo fatto di terra ed un'anima figlia del Cielo. OIW, nei suoi infiniti disegni, ha assegnato all'uomo nella sua dimensione materiale il compito di custodire tutto ci che  MATERIA, coltivando il premio di pervenire dopo la dipartita alla Dimensione IMMATERIALE e Superiore delle divinit: in quella sede pu l'uomo comprendere OIW. Con tutta probabilit questa credenza si accomunava alle antiche indogermaniche. A questo punto sorge istintiva la domanda del perch il Sommo Custode umano della Natura adesso la sta annientando. A questo riguardo non si pu a mio modesto avviso condannare le Religioni Semitiche del Deserto (tra le quali anche quella cristiana), le quali hanno per scopo l'adorazione diretta volta in direzione di un unico Dio, con l'uomo sua specie eletta; tuttavia da qui a affermare che queste religioni sono state all'origine del disprezzo contro la Natura e della situazione attuale, il passo mi appare eccessivo e non vero. Molto semplicemente, nel nostro mondo occidentale la grandiosa capacit tecnologica e scientifica si  messa al servizio del profitto "calvinista", che come i Proci sorridenti corre incontro alla distruzione del pianeta in un'orgia ubriaca e irrazionale di creazione di
bisogni sciocchi, "tamburati" in menti in massima parte ancora medievali dai mezzi di comunicazione. Forse il contrappeso a tutto questo lo daranno proprio le religioni del deserto, che oggi sono le pi diffuse nella Terra.
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26. I Celti, gli Hittiti e il carro da guerra.
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I celti, come gli Hittiti ed altri popoli indogermanici, alle origini usavano il carro da battaglia e l'ascia di guerra. La tattica del carro da guerra era tipica dei primi movimenti bellici degli indoeuropei. Il carro e la gelosa conoscenza della produzione del ferro era lo stesso della resistenza dei Britanni ai Romani, che li affrontarono proprio con i carri, e lo stesso fecero gli Hittiti (Indogermanici tra i primi a differenziarsi, come i Parsi e gli Arii) in occasione dell'antichissima battaglia di Qadesh sul fiume Oronte contro gli Egizi di Rasmes II, avvenuta nel 1192 a.C. In epoca arcaica, alla cavalleria celtica si univano degli stuoli di carri da battaglia a due ruote, con un guerriero che era armato di spada e lancia, con l'auriga che reggeva le lance e usava la fionda o l'arco. E probabile che gli antichi Celti, che in seguito si fusero con i Liguri, entrarono nella Toscana occidentale con formazioni di carri da guerra.
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27. Distinzione tra i Celti e i Germani.
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L'invasione celtica del I millennio a.C. interess tutta l'Europa. Risulta assai probabile che un gruppo di proto-celti si evolse e si impose sulle popolazioni preesistenti, mescolandosi gi con esse. Si pu teorizzare che anche le popolazioni indogermaniche italiche (Oski, Umbri, Latini, Siculi, Sanniti) siano stati dei proto-celti. In seguito, verso il 1000 a.C, i Celti e i Germani avevano ancora strettissimi contatti, vivendo ancora nella URWALD. Qui occorre puntare la nostra attenzione sui fattori etnici, culturali, militari.
Dal punto di vista etnico, tutti i popoli indoeuropei, finche vivevano nella URWALD, rappresentavano lo URVOLK. Forse la mitica URWALD, culla del popolo indogermanico, doveva situarsi tra il basso Volga, il Mar Caspio, il mar d'Aral e lo Jenisej. I Celti e i Germani, ancora uniti, possedevano in quei lontani tempi caratteristiche comuni. Il perdurare per millenni nelle foreste temperate fredde, a latidudini molto elevate, comport l'adattamento fenotipico alla perdita considerevole della melanina, cosicch l'aspetto esteriore di quei due popoli era presumibilmentelo stesso.
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La natura adattava meglio ai climi rigidissimi e all'oscurit delle foreste russe settentrionali elementi con capelli e occhi molto chiari. Ma i Celti si mossero prima, con i Proto-celti e con una seconda gigantesca ondata che li porta ad occupare quasi tutta l'Europa nel 700 a.C. (Hallstatt). Qui si inizia la fusione con le popolazioni europee preesistenti. Una terza ondata avviene dal 450 al 50 a.C. (La Tene). I Celti si fusero con le popolazioni preesistenti e assunsero i costumi, la mentalit loro. Inoltre si "ibridarono" con i mediterranei, come fecero a loro tempo i Latini. Il celtico attuale possiede dei tratti somatici tipici nella Francia e nell'Italia settentrionale. Per essere pi chiari nell'esposizione,  celtico
il tipo con capelli biondi, castani o bruni. Occhi piccoli e ravvicinati, alti zigomi, bocca piccola e decisa, naso pronunciato lungo ed affilato. Questo tipo  piuttosto comune anche da noi. Da un punto di vista militare, i Celti usavano combattere spavaldamente, completamente nudi o quasi, ma armati in modo inadeguato nei confronti delle legioni di Roma. Giulio Cesare, nel De Bello Gallico, dice: "Gli ELVEZI, che procedevano con tutti i carriaggi, radunarono in un sol posto i bagagli; poi, respinta in formazione serratissima la nostra cavalleria, formata la falange, avanzarono contro la nostra prima linea. Si fecero allontanare e nascondere i cavalli e prima degli altri il proprio affinch, posti tutti allo stesso modo di fronte al pericolo, nessuno pensasse di salvarsi con la fuga, e poi si diede la battaglia. I soldati, lanciando i loro giavellotti dalla loro posizione sopraelevata, frantumarono senza difficolt la falange nemica. Una volta disunita la falange, sguainate le spade, si lanciarono all'attacco. I Galli, cui il lancio di giavellotti aveva trapassato con un solo colpo pi scudi, bloccandoli insieme, erano fortemente ostacolati nei movimenti, perch essendosi ripiegate le punte, era impossibile estrarre i giavellotti
e non era certo agevole lottare con la sinistra cos impedita, al punto che molti di loro (i Celti) dopo aver a lungo tentato di liberarsi scuotendo il braccio, preferivano abbandonare la presa lasciando lo scudo e combattere a corpo nudo, finche, spossati dalle ferite, non si ritiravano". Riassumendo, la testimonianza di Cesare stesso ci dimostra come gli scudi dei Galli erano eccessivamente piccoli, di legno leggero e di scarso spessore. Il ferro dolce delle loro armi si piegava tanto che il guerriero era costretto a fermarsi, cos da permettere al legionario di agire con il suo pilum di acciaio elbano. I soldati romani erano un po' pi bassi dei Celti, ma erano in compenso pi tarchiati e potenti.
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Erano importanti i capelli corti sotto l'elmo. Non facevano presa d'appoggio, come invece la potevano far esercitare i lunghi capelli dei dipinti guerrieri gallici. La strategia dei Celti era di attaccare a bande: un invito a nozze per le quadrate coorti di Roma. I Germani appartenevano al gruppo indoeuropeo che dopo aver abbandonato la URWALD si diresse verso il nord dell'Europa e l'odierna Scandinavia (SKANDANA). Il gruppo etnico part quando i Celti (KEL-TOI) si erano ormai ibridati con i mediterranei sul continente. Come ho gi menzionato, dapprima la differenza tra i ceppi etnici celtico e germanico non era immensa o molto evidente; purtuttavia esisteva. Strabone ci racconta che i Germani erano un popolo che viveva ad oriente del Reno e che si distingueva dai finitimi Celti per essere pi alti, pi selvaggi, pi organizzati e pi biondi di loro. Tacito, nella sua opera La Germania, dice: "Da parte mia convengo con quelli che considerano i popoli della germania NON GUASTI da connubi con altre nazioni (in pratica erano i puri indogermanici originari), gente pura e schietta, soltanto simile a s stessa. Donde, tutti bench numerosissimi, hanno anche lo stesso aspetto fisico: occhi arroganti e azzurri, chiome fulve, corpi alti e muscolosi atti soltanto all'assalto; non egualmente pazienti e resistenti ai lavori faticosi, incapaci di sopportare la sete e il caldo. Ma dall'inclemenza del tempo e della terra loro, abituati a tollerare il freddo e la fame".

Nota: CORNELIO TACITO, Germania, cap.4, cur.A.ARICI, UTET, Torino 1959, p.558-9: "Ipse eo-rum opinionibus accedo, qui Germaniae populos nullis aliis aliarum nationum conubiis infectos propriam et sinceram et tantum sui similem gentem extitisse arbritrantur. linde habitus quoque corporum, tanquam in tanto hominum numero, idem omnibus: truces et caerulei oculi, rutilae comae, magna corpora et tantum ad impetum valida. Laboris atque operum non eadem patien-tia; minimeque sitim aestumque tolerare, frigora atque inediam caelo solove assueverunt"." Fine nota.

La parola germano significa "puro", "originario" ed  rimasta nella lingua spagnola per significare la parola "fratello" (HERMANO), dall'originario significato che ad essa veniva dato dai Goti e dai Vandali.
I Germani adoperavano una tattica guerresca molto pi valida dei Celti, cos da rappresentare per Roma un pi temibile avversario, aiutato dalle selve intricate e dall'armamento pi potente, come scudi pi grandi e robusti, armi d'acciaio, una maggior compattezza delle truppe. I Germani utilizzavano molto pi dei Romani la cavalleria. In genere la fanteria leggera aveva il compito di dare inizio alle ostilit con il lancio di giavellotti, poi si ritirava lasciando il campo alla cavalleria, serrata in gruppi di cento (Huntarias) e ai fanti armati pi pesantemente. Tacito parla di questa cavalleria con ammirazione e stupore: "Essi danno inizio ad ogni battaglia, sono dovunque, pronti alla sorpresa, non solo in guerra, ma anche in pace, cos che non sono visti di buon occhio da nessuno. Non possiedono n case, n terre, n si sa da quale luogo essi provengano. Se qualcuno si reca presso di loro, viene accolto con ospitalit. Dissipano le sostanze altrui e sono altrettanto prodighi con le loro, fino a che la vecchiaia non li rende inabili a partecipare al combattimento". In nuce si intravede gi la cavalleria medievale.
Questi cavalieri erano in genere dei votati alla morte in nome di Odino, o meglio: essi si ritenevano "Il seguito di Odino".
Il cronista Tacito vede e nota il grave contrasto tra le mollezze e la corruzione levantina dei Romani del suo tempo e la ferrea morale dei Germani.
Ferrea morale che constatiamo anche ai giorni nostri.
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28. Le monete celtiche.
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La primitiva unit valore nel baratto era determinata dallo scambio di sei giovenche o tre mucche da latte con una bella e giovane schiava (CUMAL).
I Celti usavano monete d'oro e d'argento. Molto meno o quasi per nulla
quelle coniate con altri metalli, come rame o bronzo.
I Celti della Boemia coniavano pi che altro delle monete auree, mentre i
celti della Gallia preferivano coniare le monete d'argento, a seconda delle possibilit del territorio: ovviamente laddove si poteva, anche in terra di Gallia o di Britannia o di Irlanda si coniava anche in oro. Le prime monete celtiche ebbero diffusione nel secondo secolo avanti la nascita di Cristo. Si trattava di monete d'oro con iscrizioni greche (I Celti hanno lasciato poche tracce di lingua scritta). Le monete celtiche dell'Europa orientale pesavano circa 8,4 grammi e possedevano il diametro di 20 mm. Esse si rifacevano allo Statere di Alessandro III il Macedone. Erano coniate anche monete del valore intrinseco di 1/3, 1/8 e 1/24 dell'intero statere.
Come cita Jan Filip, nell'Europa centrale, dalla Slesia all'Austria, (Wien,Vienna, VINDOBONA vuol dire appunto fortezza o citt bianca in celtico), apparvero monete d'oro "ibride", con Pallade Athena su una faccia, ma sul retro la figura di un guerriero con scudo, lancia e una cintura legata sul fianco: la figura di un soldato celtico. La purezza dell'oro raggiungeva il 70 %.
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Nella Gallia propriamente detta (la Francia odierna) i coniatori si ispiravano a Massilia (Marsiglia), che era una fiorente colonia greca. L'ispirazione per le raffigurazioni monetali veniva data pi che altro dallo statere di Filippo di Macedonia, recante la testa di Apollo e la sua quadriga. Nel I secolo a.C, tra i Galli dell'Europa centrale era diffuso uno statere d'oro che raffigurava un cinghiale.
Le zecche venivano di solito affidate agli OPPIDA pi importanti, che erano sedi dei capitrib e dei governanti (Il mondo celtico non fu mai unito).
In Gallia, anche dopo la conquista di Roma, molte antiche zecche conservarono il diritto di battere moneta. Purtuttavia pian pianino la moneta romana sostitu il conio celtico.
Le monete celtiche si ritrovano anche come doni funebri nelle tombe e si situano spesso nella bocca del morto. I simboli celtici pi diffusi sono IL CINGHIALE, IL GUERRIERO, LA CROCE CELTICA, LA TESTA DECAPITATA, IL COLLARE, IL CARRO DA GUERRA, LA RUOTA A RAGGI.

Nota: J.FILIP, I Celti, cit. Fine nota.

Le pi grosse monete d'oro del mondo storico celtico furono rinvenute nella Boemia occidentale. Erano grosse monete in oro fino al 90 %, del peso medio di 7,50 grammi. I tedeschi chiamarono queste monete Goldk-nollen.
Per le transazioni pi comuni venivano ovviamente usate le monete d'argento. Queste erano diffuse in tutto il mondo celtico: in Gallia, nella Germania meridionale, in Boemia, in Austria e in Italia settentrionale sino alla Toscana.
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29. Il colonialismo razionale.
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Oggigiorno osserviamo che le massime fonti di immigrazione vengono proprio da quei paesi che furono colonie delle grandi potenze coloniali. Ma ITtalietta non era una potenza coloniale. La debole Italia, che "aveva un grande appetito, ma non aveva i denti per mordere", come disse il Bismark al Crispi durante una visita del siciliano in Germania, l'Italia del grande appetito aveva e ha una grave questione da risolvere: quella del suo meridione, che  sostanzialmente rimasto al livello dell'indagine di Sonnino e Franchetti del 1875. Preciso inoltre che il Regno delle Due Sicilie stava iniziando il suo sviluppo economico moderno, finanziato dall'alto dai Borbone, con grandi cantieri navali, cotonifici, opifici e Universit agrumarie efficientissime, quando arrivarono i Piemontesi e la flotta e l'oro inglesi a interrompere sul nascere lo sviluppo della Nazione Napoletana (affine come gi citato a quella Iberica). Forse l'Italia nacque da un compromesso strategico tra Francia e Inghilterra, le quali ambivano al dominio Luna sul nord "gallico" e sulla ricca Toscana, l'altra per reazione provvide alla creazione di una "colonia strategica mediterranea" allo scopo di ammonire la troppo ambiziosa voglia di nuovo impero "celtico" dei Francesi.
E sono proprio stati Francesi e inglesi che, abbandonando nella met del secolo XX le colonie, crearono assieme alle multinazionali i presupposti dello sfacelo odierno e dell'attacco di tanti poveretti diseredati alla "fortezza Europa" (e anche tanti delinquenti).
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La povera "Proletaria" ebbe solo dei mucchi di sassi e dune di sabbia, in parole povere gli scarti dei "grandi colonizzatori". Allora di regola gli italiani dovrebbero occuparsi esclusivamente di accogliere maestranze eritree, somale, etiopi, albanesi.
Purtuttavia si pu pi realisticamente pensare ad una sorta di neocolonialismo razionale, affiancando esperti e politici delle vecchie potenze coloniali agli attuali governi dei paesi interessati, loro ex colonie, allo scopo di provvedere ad una pi equa distribuzione del reddito e ad una diminuzione del flusso migratorio, scaturente dal fatto che, una volta che i regimi assolutisti o pseudodemocratici saranno scomparsi o quasi, si potr provvedere all'azzeramento del debito da parte del FMI. Ricordiamoci che se questo avviene adesso, i "KAPO" dei paesi del terzo e quarto mondo approfitteranno di questo fatto non per alleviare i morsi della fame e delle malattie dei loro fratelli di sangue, ma per poter acquistare un maggior numero di armi, e pi sofisticate, per continuare a far sterminare i loro popoli poveri ed ingenui.
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Per quanto concerne i Paesi di Nazione Slava, la situazione migliorer quando si creer nelle loro societ un forte strato borghese produttivo e commerciale. Proprio il fattore che ha fatto scaturire nel 1917 l'illusione comunista con la sua mancanza, ma che poi ha confermato il teorema di Marx che previde la rivoluzione del proletariato nei paesi a forte borghesia avanzata (non certo le Russie!), e le perplessit di Antonio Gramsci che considerava la rivoluzione bolscevica di Ottobre CONTRO il capitale di Marx, e quindi il Capitale di Marx CONTRO la rivoluzione bolscevica (grande profezia), cio contro appunto la previsione marxiana di una rivoluzione possibile in un paese altamente sviluppato e dotato di un forte proletariato.
Quelle che ho detto adesso rappresentano alcune strade POSSIBILI. Quella della societ multietnica , secondo il mio parere, una UTOPIA oggettiva e non soggettiva. La dimostrazione  nella storia antica e recente, oltre che nell'istinto primordiale della specie umana, il quale altri non  che l'ancestrale istinto di branco scatenato dai maschi dominanti

Nota: Articolo di ANTONIO GRAMSCI del 1917, citato in G.GIANNANTONI, Ricerca Filosofica, Tomo 3, 1996, p.658. Fine nota.

per il dominio sulle femmine e sul territorio. Questo teorema dimostra che la societ multietnica sar possibile solo quando le risorse del pianeta saranno sufficienti per tutti i miliardi dei suoi abitanti e quando l'HOMO SAPIENS SAPIENS nella sua globalit sar uscito dall'ecosistema. Sar eternamente impossibile che le risorse del pianeta bastino per sfamare i miliardi di uomini che aumenteranno in progressione aritmetica; inoltre se l'HOMO SAPIENS SAPIENS esce dall'Ecosistema si autodistrugge, o meglio, si estingue come specie. La Natura  superiore all'uomo e UBI MAIOR MINOR CESSAT Infatti il mercato globale ci sta facendo illudere che DIO e la NATURA siano i nostri burattini. Siamo al contrario noi, specie umana, i burattini di Dio e della Natura e potenziali definitivi macellai di s medesimi.
L'unica strada percorribile risulterebbe quindi quella di un "Neocolonialismo razionale" e di un ridimensionamento del liberismo sfrenato, costringendolo ad imporsi delle regole, che solo la grande Storia di noi Europei occidentali pu dare.
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30. Il toscano del XXI secolo.
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Il toscano odierno tiene ancora insito in s qualcosa dell'antico binomio Sangue e Kultur, risalente all'antico GERMANENTUM. Ma non ne  pi consapevole.
Il fare parte di una realt sociale e politica integrata con il mondo occidentale, ma gravata da un pesante dualismo economico, ne ha condizionato non poco la valenza di civilt storicamente superiore, che, grazie al facile connubio di sangue celtoromano e germanico, seppe far uscire tutto il continente dal medioevo con l'Umanesimo ed il Rinascimento. In un contesto trasformista, debole e di basso profilo, il Toscano  stato condizionato eccessivamente dall'arretrata cultura della ricerca delle clientele e protezioni di varia natura, costume tipico di un mondo che tutto sommato non  il suo. Nella loro indiscutibile capacit di adattamento, i Toscani pi scaltri e pi intelligenti dal punto di vista pragmatico hanno saputo sfruttare il loro talento nel modo giusto per quella che risulta l'attuale realt di questo giovane Stato Italiano, ma errato per ci che concerne il campo dell'etica dello Stato e del SENSO di Uno Stato purtroppo ancor da raggiungere. Ma che probabilmente non raggiunger mai, a meno che non si tratti di uno stato toscano (confederato). La societ Toscana  fondamentalmente solidaristica in superficie, ma in realt io presumo sia penalizzata dal concetto succitato. Cosa che si trova e costituisce la fonte di una vasta e forte mentalit stratificata e radicata da comportamenti e sentimenti reali eccessivamente individualistici, cagionati da non positivi esempi centrali e anche periferici.
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Per ci che concerne la residua ideologia "altruistica", che proviene da un substrato marxista che forse trae origine dalle continue lotte degli Arimanni con la vicina Chiesa, essa  in grave e pericolosa decadenza in quanto si tratta di un'ideologia sempre meno basata su interessi comuni reali e contingenti di una classe sociale ben definita e compatta, ma sempre pi spinta da sentimenti moralistici astratti, utopici e pseudosentimentali, come ad esempio la forzata solidariet di principio proprio in un momento di precipitato occupazionale cagionato dalla meccanizzazione e informatizzazione dei vari settori economici, dalla scomparsa dell'etica del capitalismo e dalla disperata rincorsa verso l'euro da parte di un Paese economicamente, politicamente, finanziariamente poco all'altezza di farne parte. Tanto pi che per i monetaristi europei, l'Italia era fuori. Fu fatta rientrare presumibilmente dalla confindustria transalpina. Infatti il contesto-Paese Italia  in Europa solo per cause di debolezza e non di forza.
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Occorre perci che il Toscano recuperi la sua coscienza e le sue vere radici antiche altomedievali e medievali, cos da ritornare ad essere parte integrante della realt mitteleuropea che sappia ricongiungerlo all'etica e allo spirito di visione del mondo di quell'Impero e della sua Aquila sentimentalmente invocata da Dante Alighieri.
Io credo fermamente che se quell'impero fosse sopravvissuto all'usura del tempo e alla tempesta napoleonica, che lo disfece, avrebbe costituito oggi un grande e compatto nucleo sociale, politico, morale, etnico ed economico, che unito alla Francia avrebbe superato gli stessi Stati Uniti in tutti i campi compreso quello della superiore civilt e rispetto per la Natura.
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Il centro "Imperiale" del continente europeo dovrebbe tornare auguralmente a possedere il ruolo carismatico di centro spirituale e culturale del pianeta, cosa che ha perso con l'eclissi dei primi del '900. Oggi, con la prospettiva di far nascere un'Unione Europea politica, militare, sociale, oltre che economico-finanziaria, ritengo altamente opportuno fare leva sui pilastri che legheranno in futuro la grande Nazione Europa. Questi pilastri sono a mio avviso rappresentati dalla coesione federale delle grandi quattro Nazioni di KULTUR e SANGUE, che compongono le maggiori identit indogermaniche del nostro continente: la Nazione Celtica, la Nazione Germanica, la Nazione Mediterranea e la Nazione Slava. In Toscana, secondo me, la percentuale di Nazione Celtica e Germanica rappresenta quella predominante e quella culturalmente pi potenzialmente efficiente anche perch fu questa simbiosi che port al Rinascimento.
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Nota: L.CAFAGNA, Dualismo e sviluppo nella Storia d'Italia, Marsilio, Venezia 1988. Fine nota..
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FINE.
